Smettere online

Panoramica Sanpa

Informarsi, confrontarsi, decidere di cambiare vita: oggi è possibile anche utilizzando internet. Il fenomeno dei siti di counseling e autoaiuto per consumatori di sostanze

di Monica Luppi

Da sei mesi Chiara non prende più droghe. Aspetta di entrare in comunità. Ma, nel frattempo, ha bisogno di un sostegno, di parlare con qualcuno che la aiuti a sentirsi meno sola. Lo ha trovato su internet, in una chat room dove si fa conoscere con il nome di Rana78. Scrive: “Se solo voi sapeste quanto mi ha aiutato questo sito negli ultimi sei mesi, e tutte le lacrime che ho pianto: lacrime di tristezza, di gioia…”.
Internet è la nuova frontiera della comunicazione: un luogo virtuale in cui c’è di tutto, droga in primis. Ma chi è in crisi e comincia a farsi delle domande sulla sua condizione può anche incontrare persone che ne sono uscite, e le risorse dentro se stesso per iniziare un percorso di recupero. Come? Rivolgendosi, ad esempio, a gruppi di autoaiuto come MA (Marijuana anonymous, ndr), dedicati alla dipendenza da cannabis, oppure a recoverychat.com, che organizza riunioni online più volte al giorno. In rete, si può partecipare come osservatore, o chiedere informazioni e consigli, o ancora sfogarsi, raccontare la propria giornata, condividere una conquista; magari utilizzando uno pseudonimo che garantisca l’anonimato.
“Se penso che sono passati cinque anni, e tutti i giorni ho usato qualche sostanza… non so come può essere possibile. Ho un lavoro, una moglie, quattro figli… cosa c’è in me che non va?”, scrive Scrib08, padre di famiglia e cittadino ‘modello’: lui è riuscito a mantenere il suo stile di vita e a nascondere il problema a tutti, tranne che a se stesso. Il primo passo per smettere è conoscere ed entrare in contatto con chi ci è già passato. Gli rispondono: “Ehi! Se pensi di avere un problema, possiamo aiutarti… anch’io mi sentivo così”; oppure: “Anche se non hai mai perso una giornata di lavoro, non vuol dire che non hai un problema, vuoi una mano?”.
Pure Robert, ventenne di buona famiglia, ha avuto guai con hashish e marijuana. Racconta che, inizialmente, non riusciva proprio a trovare una mano; si sentiva fuori luogo a parlare dei suoi problemi nei centri di recupero tradizionali: “Ascoltavo la gente parlare di danni al fegato, perdita di lavoro, matrimoni rovinati. Tutto ciò non mi era mai accaduto”. Robert si sentiva diverso. La sua vita poteva sembrare quella di un ragazzo qualunque, che faceva sport e stava per laurearsi. Ma la sua autostima era completamente annullata: aveva bisogno di nascondersi, ed era sempre alla ricerca della ‘prossima canna’; fino al punto di comprare una macchina solo per avere un posto dove ‘fumare’ durante la pausa pranzo dal lavoro. Navigando in rete, ha trovato MA e si è reso conto di avere problemi di dipendenza, proprio come un alcolista o un eroinomane.
Il gruppo è diffuso in quasi tutte le grandi città americane, oltre che in Inghilterra, Olanda, Danimarca, Canada, Scozia, Australia e Nuova Zelanda. Compatibilmente con i fusi orari, organizza riunioni ‘virtuali’ con partecipanti da tutto il mondo, anche da località remote dove è impossibile frequentare l’associazione di persona. Partecipare è relativamente semplice: basta registrarsi con uno pseudonimo, inserire la password ed entrare nella chat room. Prima regola: niente interruzioni. Il moderatore coordina gli interventi ed ognuno aspetta il suo turno per dire la sua. Chiunque manchi di rispetto o usi un linguaggio inappropriato viene automaticamente espulso dal gruppo.
Certo, l’autoaiuto su internet non è la soluzione, ma non c’è dubbio che sia una soluzione in più: le ‘chat room del recupero’ sono un mezzo di comunicazione per chi non riesce a parlare di se stesso, un canale per trovare un dialogo, per avere informazioni, per confrontare la propria esperienza con qualcuno. E’ poco? Basta leggere le parole di una ragazza che si fa chiamare Angel81 : “E’ la mia seconda notte senza usare droghe, pensavo di andare a letto e invece… è bello essere qui e sentirmi un po’ meno sola. Faccio del mio meglio per prendere le cose un passo alla volta e per ricordarmi che non devo essere perfetta”.

Le catene della marijuana
Secondo un recente servizio di Kevin Helliker sul Wall Street Journal, negli Stati Uniti il consumo di cannabis è in forte aumento in particolare tra i giovanissimi e, con esso, esplode il numero delle persone in trattamento per consumo di ‘droghe leggere’. Tra i numeri più allarmanti citati dal quotidiano newyorkese, la percentuale di persone che diventano dipendenti: dal 2 per cento al 3 per cento nei primi due anni e 10 per cento dopo più anni di consumo. Helliker si basa anche su altre fonti: secondo Samhsa (Agenzia del Dipartimento della salute USA, ndr), il numero di ragazzi sopra i dodici anni che consumano marijuana è passato da 10.1 milioni nel ’96 a 14.6 milioni nel 2004. Anche i centri di recupero ne risentono: dal 2002 al 2003, sostiene l’università del Maryland, il numero delle persone in terapia per cannabis è salito dal 7 al 16 per cento, mentre per l’alcol è sceso dal 57 al 41 per cento. Inoltre, i ricercatori hanno dimostrato che chi ‘fuma’ quotidianamente è più soggetto alla dipendenza di chi consuma alcol tutti i giorni.