Il sogno di Shimon Peres

Panoramica Sanpa

Uno straordinario progetto contribuirà al faticoso processo di pace in Medio Oriente: una comunità di riabilitazione per tossicodipendenti nella West Bank, gestita fianco a fianco da israeliani e palestinesi. Ne hanno parlato due delegazioni a San Patrignano

Fianco a fianco. Israeliani e palestinesi non più impegnati a combattersi per le strade di Gerusalemme, ma uniti nella stessa battaglia. Un”utopia? No, una realtà possibile, se il nemico comune si chiama droga. Nei giorni del meeting di Rainbow, proprio mentre in Medio Oriente continuavano scontri sanguinosi e le due diplomazie faticavano persino a incontrarsi, sulle colline di San Patrignano è avvenuto un piccolo miracolo di pace: una delegazione israeliana e una palestinese hanno parlato a lungo della creazione di una comunità di riabilitazione per tossicodipendenti, che dovrebbe vedere la luce da qualche parte nella West Bank. Sarebbe destinata soprattutto alla popolazione palestinese, la più bisognosa, ma verrebbe organizzata e gestita in piena collaborazione da esperti di entrambi i Paesi. San Patrignano, a cui dovrebbe ispirarsi dal punto di vista organizzativo, fornirebbe una preziosa supervisione. “È un”idea venuta a Shimon Peres in persona, quando due mesi fa ha visitato la “”città”” fondata da Vincenzo Muccioli”, ha spiegato Ivri Verbin, stretto collaboratore del ministro israeliano della Cooperazione regionale. “Oggi siamo qui per gettare le basi di questo sogno, chiedendo formalmente a San Patrignano di assisterci con la sua esperienza. Il nostro lavoro dimostrà quanto si può costruire insieme se solo si smette di combattere e si inizia a parlare”. Per i palestinesi era presente Victor Nassib, direttore generale del Bethlehem Center, un centro dove si effettua la disintossicazione clinica in 24 ore, impiegando un antagonista degli oppiacei chiamato Naltrexone che libera dalla dipendenza. “Siamo i soli a praticare questa terapia in tutti i Paesi arabi”, ha precisato Nassib, che non ha parlato a nome dell”Autorità palestinese (due rappresentanti di Arafat dovevano partecipare all”incontro, ma non sono riusciti a lasciare Gaza a causa dei disordini), “per non dire l”unica realtà del genere esistente in Palestina”. Infatti la popolazione degli ex Territori occupati, stremata dalla disoccupazione dovuta all”arretratezza e all”isolamento, penalizzata dalla generale instabilità della situazione politica, ha conosciuto negli anni anche un progressivo sgretolarsi della struttura sociale. Le famiglie si spezzano sotto il peso della miseria, crescono la violenza domestica e gli abusi sui minori, mentre i giovani troppo spesso si rifugiano nei paradisi artificiali, sempre più disillusi sul loro futuro. Si calcola che siano almeno 10 mila i drogati, per i quali fino al 1995 esisteva solo l”arresto o il ricovero in ospedali generici. “Cinque anni fa è nato il Bethlehem Center, che ha finora risolto 120 casi”, ha proseguito Nassib. “Ma noi ci occupiamo solo dell”aspetto medico: c”è bisogno invece di un luogo dove si possa compiere un percorso di reintegrazione nella società, dove i nostri pazienti possano apprendere un mestiere e reimparare a vivere in una comunità che sia una sorta di famiglia allargata”. In questo senso è prezioso il sostegno di Israele, non immune al problema delle droghe (30 mila i tossicodipendenti) ma più avanti nella strada del recupero. “Ho fondato io la prima comunità terapeutica nel 1990”, ha raccontato Haim Mell, membro dell”Autorità Antidroga di Gerusalemme. “Si chiamava Malkishua e sorgeva in un luogo montuoso che tutti dicevano maledetto, perché il biblico re Saul vi aveva perso una battaglia. Ma in dieci anni abbiamo fatto grandi passi avanti. Oggi abbiamo sette centri che ospitano ognuno 120 persone circa, per almeno un anno e mezzo. Seguiamo la disintossicazione e la riabilitazione, ma abbiamo anche noi molto da imparare da San Patrignano: tanti nostri pazienti ci chiedono infatti di poter continuare a vivere nella comunità. Ed è per noi una strada completamente nuova”. La nuovo comunità “”figlia”” della collaborazione potrebbe sorgere a Gerico, a Nablus o a Gaza. Ospiterebbe inizialmente una trentina di tossicodipendenti palestinesi, provvederebbe alla disintossicazione (non è ancora stato deciso se con il metodo del Naltrexone o meno) ma soprattutto alla ricostruzione umana e psicologica degli ospiti. “Presso i nostri popoli la droga è uno stigma molto più di quanto non lo sia in Europa”, hanno chiarito i membri delle due delegazioni, “non se ne parla pubblicamente e le famiglie sono lasciate da sole ad affrontare questo dramma. Spesso chi riesce a liberarsi dalla dipendenza non ritrova più un contesto in cui inserirsi, perché il rifiuto è totale: e allora rischia di precipitare di nuovo in basso”. Il personale sarà misto palestinese e israeliano. Gerusalemme fornirà assistenza tecnica e finanziamenti (si calcola che il progetto costerà 150 mila dollari americani per il primo anno), mentre Andrea Muccioli ha dato piena disponibilità a organizzare corsi di formazione per il futuro staff. “Abbiamo già fatto dei sopralluoghi per scegliere la località e delle selezioni per il personale”, ha concluso Ivri Verbin, “ma finchè non ci sarà la pace, i nostri progetti andranno drammaticamente a rilento”.