La solitudine affollata

Un ragazzo morto per overdose di metamfetamina alla Molo Street Parade, 20 ingressi al pronto soccorso per abuso di alcolici e 4 ricoveri per intossicazione da droga.
Più i soliti incidenti stradali e una minaccia di suicidio, correlata agli effetti degli stupefacenti.
Il bollettino di questo luglio riminese deve indurci a una qualche riflessione. Possibile che la religione del divertimento a tutti i costi, pedissequamente celebrata da migliaia di ragazzi che accorrono a frotte nella nostra città, debba richiedere ogni anno il suo sacrificio umano.
Un ragazzo che butta via la sua vita per la “stronzata” di una sera, per l’abitudine ad andare fuori di testa per colorare di una qualche novità la propria vita, perché così fan tutti, per essere parte di un gruppo: è questo chi interessa chi, come noi, ha a cuore l’educazione. Questo bisogno spasmodico di stordirsi, di perdersi, di annullarsi in una solitudine affollata, dove è impossibile parlare, comunicare, conoscersi, ha qualcosa di tragico, per certi versi lugubre. Gli stessi balli – diceva tanti anni fa Vincenzo Muccioli, che del ballo era innamorato – “hanno un che di solitario, e ciascuno balla con se stesso, mette in mostra se stesso”.

È la rappresenta¬zione di un vuoto, dove il ragazzo si annulla illudendosi di consumare un divertimento, senza accorgersi di venire a sua volta consumato. Di contro, oggi come ieri, ci sono madri disperate, che per fermare il figlio e gli spacciatori che lo riempiono di cocaina, scrivono un’accorata lettera ai carabinieri.
Perché, dietro queste storie di ordinaria droga che leggiamo in particolare d’estate sui giornali, ci sono sempre delle famiglie, abbandonate e spaurite. Noi le conosciamo bene. Dal mese di maggio, si sono svolti in comunità 89 colloqui d’ingresso, di cui ben 32 nel mese di luglio. Nei giorni scorsi, un’altra comunità della zona, la Papa Giovanni XXIII del compianto don Oreste, ha aperto un centro a Reggio Emilia per gli schiavi del gioco d’azzardo, di cui anche Rimini è piena. Sono tutti segnali di alienazione e disagio, non certo nuovi, che attraversano il mondo dei giovani. E che dovrebbero preoccupare un sindaco attento alle giovani generazioni come Gnassi. “L’altra faccia della notte rosa”, come è stata chiamata su un quotidiano locale, non può lasciare indifferenti. Da San Patrignano aspettiamo segnali.

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