La solitudine del malato

Dai dati della ‘Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia’, voluta dal Ministero della Solidarietà Sociale, emerge un quadro di sconfortante solitudine nel quale vivono le persone sofferenti di doppia diagnosi.

Per quel che riguarda la figura del medico nel trattamento, infatti, nel 75 per cento dei Dipartimenti/Servizi il paziente incontra uno psichiatra per appena una visita al mese o addirittura meno (nel 60 per cento dei casi per un solo colloquio), mentre si scende al 53 per cento considerando i pazienti che incontrano lo specialista per una psicoterapia più di due volte al mese. Sono poco frequenti anche gli incontri per prescrizioni di esami o farmaci (nel 64 per cento dei casi una volta al mese o meno).

Dati che gettano un’ombra su quelli, apparentemente confortanti, delle strutture disponibili. L’80 per cento delle Regioni risulta avere attivato interventi di trattamento specifici per i tossicodipendenti con doppia diagnosi. In 7 regioni su 10 la modalità di trattamento scelta è quella ‘in parallelo’, che prevede la cura contemporanea dei problemi psichiatrici e di quelli che derivano dall’uso delle droghe; in 6 regioni su 10 i trattamenti avvengono ‘in sequenza’, affrontando prima un disturbo e poi l’altro.

L’approccio nel 70 per cento delle regioni è integrato o prevede una collaborazione tra i servizi; in oltre il 50 per cento dei Ser.T si ha una collaborazione strutturata con il Dipartimento di Salute Mentale di riferimento e un altro 30 per cento è costituito da Servizi/Dipartimenti che collaborano in modo non strutturato.