Spot sulla droga. Ma servono?

Senza esercitare alcuna azione educativa, creare rapporti con i giovani, incontrarli realmente le campagne di prevenzione ottengono poco. In una lettera di Andrea Muccioli al Giornale il nocciolo del problema: “La droga nasce nel vuoto educativo in cui abbiamo abbandonato i giovani”

Caro direttore Giordano, nell’ultima settimana la sua rubrica «il tema del giorno» ha affrontato il drammatico problema della diffusione della droga tra i giovani e, soprattutto, se e come è possibile prevenirne l’uso. L’argomento merita riflessione e confronto.
È certo: uno spot contro la droga da solo non serve a nulla. Di più, quando, come è avvenuto in Italia, le istituzioni hanno fatto campagne di prevenzione contro la droga le risorse utilizzate erano in gran parte dedicate a pagare la creatività delle agenzie pubblicitarie: impatto sui comportamenti giovanili nessuno. Abbiamo diffuso centinaia di migliaia di opuscoli e volantini, occupato passaggi televisivi a notte fonda o alle 10 di mattina e poco altro. Tutte cose fatte neanche troppo bene e spesso ricche di messaggi ambigui o dannosi. Un ricordo per tutti. Lo slogan scelto dall’allora ministro Turco: «Fatti furbo, non farti male». Così non funziona. Senza esercitare alcuna azione educativa, creare rapporti con i giovani, incontrarli realmente, non otteniamo niente. Uno spot trasmesso in una discoteca dove tutti si «sballano» è solo una pausa durante la quale andrò in bagno a farmi un tiro di
«cocaina». Quella si fa meno male ed è pure più chic. Invece, la prevenzione si può fare. Funziona pure quando è fatta bene. A San Patrignano da qualche anno ci proviamo. Portiamo ragazzi che hanno vissuto la droga sulla loro pelle a parlare con i propri coetanei. Per farlo, ci siamo inventati due spettacoli teatrali. In quattro anni abbiamo incontrati più di 500mila giovani in tutta Italia. Abbiamo creato interesse. Ci hanno parlato dei loro disagi e di come non hanno nessuno a cui raccontarli. Allora, ci siamo inventati anche un sito, «DrugsOff», Un luogo dove discutere, rimanere in contatto, cercare aiuto. Da dicembre a oggi lo hanno visitato in 30mila. È una goccia nel mare lo so, ma è dimostrazione di come parlare ai ragazzi e come loro siano disposti ad ascoltare. Non sono condannati alla solitudine e a bruciarsi il cervello con la droga. È questo il punto centrale del problema. La tossicodipendenza nasce nel vuoto educativo in cui abbiamo abbandonato i nostri figli. La droga cresce dove c’è assenza di rapporto con gli adulti. Prevenzione significa educazione. C’è bisogno d’iniziative concrete, i filmati possono solo aiutare a farle conoscere e diffonderle.
Negli ultimi due anni abbiamo aperto venti centri giovanili in altrettante regioni italiane, li frequentano 18mila ragazzi a rischio disagio e 5mila delle loro famiglie. È questa la strada da percorrere: creare nuovi strumenti educativi. Non ci
sono scorciatoie possibili. Hai voglia a colmare il vuoto che circonda i nostri figli a suon di spot.