Stella: anche i media responsabili del degrado culturale

E se fosse giovane, dice, lo sarebbe ancora di più.
Non usa mezzi toni Gian Antonio Stella, inviato de Il Corriere della Sera, editorialista, autore di alcune delle inchieste più impietose di questi ultimi anni.

“Viviamo in una società dove i media seminano il vuoto. Una società che tiene fuori i giovani. Quelli della mia generazione non mollano il potere e per mantenere la poltrona la tolgono alle nuove generazioni. Una società dove se non sei “figlio di” non vai da nessuna parte o poco ci manca. E’ dura. E credo che in una condizione così difficile il desiderio di fuggire, che è quello che tante volte porta alla droga, sia davvero una tentazione maligna sempre in agguato.
Credo che noi, noi che facciamo informazione, abbiamo grosse responsabilità. Penso ne abbia la televisione, e non perché io ce l’abbia in particolare con la tv, ma ce l’ho con chi si è impossessato della cultura popolare in nome dell’auditel, della pubblicità, del consenso televisivo sul quale puoi andare a costruire un consenso politico.”

Parole forti, toni pessimistici che non mettono certo di buon umore. Eppure, Stella ci rivela di essere un inguaribile ottimista. “C’è una frase che ben rispecchia il mio stato d’animo attuale. E’ una cosa che ha raccontato Joaquin Navarro Valls, ricordando Papa Wojtyla.
Pare che Papa Wojtyla ridesse sempre. Era ottimista perché era convinto, di fondo, che alla fine nella vita succede come nei western: ci possono essere tante fatiche, tanti tormenti e sofferenze ma poi vincono i buoni. In questo senso, su tempi lunghi, sono convinto che vinceranno i buoni. Non escludo però, che non sarà affatto semplice”.