La storia di Elisabetta

Elisabetta è nata 23 anni fa a Firenze ed è diplomata geometra. La sua famiglia è una di quelle ‘per bene’. Da piccola passava quasi tutto il tempo a giocare da sola nel retrobottega della mamma, tra i gomitoli di lana in inverno e di cotone in estate. A 12 anni era una bravissima alunna e la sua migliore amica era Ylenia. Il retrobottega da angolo fantastico di gioco si era trasformato in zona studio. Passava tutti i pomeriggi lì dietro a studiare. Ogni tanto Ylenia passava a trovarla. Le portava un pacchetto di patatine in inverno o un ghiacciolo in estate. A 16 anni Elisabetta frequenta l’Istituto Geometri ed è diventata bellissima. Ha due grandissimi occhi da cerbiatto color verde bottiglia e dei lunghi capelli biondo cenere che brillano come la seta. Un pomeriggio, mentre va in cartoleria per comprare gli evidenziatori per sottolineare i libri, incontra Angelo.
Lui è più grande, alto, con due occhi scuri come la pece. E’ appoggiato all’angolo del bar accanto alla cartoleria. Parlano, prendono un gelato insieme e dopo dieci minuti lei si accorge che non sa cosa dire, è impacciata, timida, si sente sciocca e fuori luogo. Lo saluta frettolosamente e va a rintanarsi nel retrobottega, il suo luogo sicuro. Il giorno dopo, mentre sua madre sta facendo l’inventario, lei va in salone e si dirige al mobile bar, cimelio anni ’70, ricordo del matrimonio dei suoi. Lo apre e senza neanche leggere le etichette si attacca ad una bottiglia. Un paio di sorsi e un calore improvviso le invade le guance. Rimette tutto a posto ed esce da casa. Si dirige alla cartoleria e lui, Angelo, è lì. Al solito angolo. Questa volta Elisabetta non la finisce di chiacchierare e ride di continuo gettando all’indietro la testa. E si sente adorabile. L’appuntamento si rinnova ogni giorno. E ogni giorno Elisabetta ha il suo appuntamento privato con il mobile bar. Adesso sì che si sente sicura di sé. Poi un giorno fuma una sigaretta strana, fatta a mano e decide che è meglio delle bottiglie. Questa almeno non la fa vomitare. Poi, una sera, mentre è a ballare con il suo Angelo, un ragazzo fuori dai bagni la avvicina e le dice ‘ciao bellissima, ti faccio un regalo’. E dopo poco aver ingoiato quella pillolina verde acqua, decide che anche questa è meglio del fumo. Con questa sta bene con tutti, non solo con Angelo. Elisabetta ha 17 anni, poi 18 e poi anche 19. E a 19 anni Angelo non c’è più e neanche i suoi. Sparito anche il retrobottega con tutte le fantasie da bambina. Perché Elisabetta una mattina si è svegliata e non sapeva neanche dove stava. Né come ci fosse arrivata. Con sé aveva solo uno zaino con pochi vestiti dentro. Tutti ormai logori. Allora si è sentita sola. Ha preso un elenco telefonico e ha cercato un numero. Qualcuno dall’altra parte ha risposto subito, al primo squillo e lei è riuscita solo a biascicare: “Ho bisogno d’aiuto”. Oggi Elisabetta ha 23 anni, vive a Roma, di sera lavora nel locale di un suo amico e la mattina frequenta la facoltà di architettura. Ci è voluto un po’, ma ne è valsa la pena.