La storia di Gabriele

“Andavo a ballare ogni sabato sera con i miei amici. Era un rito, solo che non riuscivo a capire perché loro fossero particolarmente socievoli e aperti. Andavano a mille tutta lo notte. Non capivo come riuscissero così facilmente ad avvicinare la gente e le ragazze in particolare. Io invece, ero la timidezza fatta adolescente. Avevamo tutti 17 anni”.
Gabriele oggi ha 23 anni e l’espressione vivace che caratterizza lo sguardo dei giovani. Il suo racconto invece sembra appartenere a chi ha decenni di tribolazioni alle spalle. Perché la cocaina segna. Anche i più intrepidi, i più solari o i più taciturni. Nessuna distinzione. “Un giorno sono venuto a sapere che nella mia compagnia molti sniffavano cocaina. Non mi avevano detto nulla perché ai loro occhi io ero il ‘regolare’. La sera in cui l’ho provata sembrava quasi un’iniziazione. Nessuno ci avrebbe scommesso un euro che lo avrei fatto veramente”.

Gabriele invece la prova. In un attimo la timidezza svanisce e gli sembra di non temere più nulla. Così continua. Aveva trovato il lasciapassare per entrare nel mondo di quelli tosti. Amici, cocaina e ragazze. Tutti i fine settimana. “Non vedevo nessun problema in questo, anzi ora non ero più un diverso, uno strano. Per me i drogati erano altri, quelli che si bucano, mica quelli come me e i miei amici”.
Dopo ogni week end ‘sballato’, Gabriele torna ad essere il pacato ragazzo di sempre, e non gli piace più sentirsi insicuro o fuori luogo. Ora sa che può esserci un rimedio. Così la cocaina entra anche a scuola tra una lezione e l’altra, a casa, prima della cena, in palestra dopo la doccia. Ogni giorno.

Gabriele lascia la scuola, dopo sei mesi va via di casa. Dopo sette mesi comincia a spacciare. La cocaina costa, soprattutto per uno studente diciassettenne. “La mia timidezza era ormai un ricordo sfocato. Quello che volevo era solo averla sempre a portata di mano. Così sono riuscito ad entrare nel giro”. Un giro più grande di Gabriele. Il commercio non faceva per lui, usava tutto quello che gli veniva dato da vendere e passava il resto del tempo a nascondersi e a cercare una soluzione per le dosi successive. Dopo sei mesi Gabriele viene trovato privo di sensi nel garage dei nonni. Due dita rotte e un sacco di lividi. Il labbro inferiore spaccato. “Quando mi sono ripreso non capivo neanche dove fossi. Poi ho messo a fuoco. C’era mia nonna. Mi fissava senza dire una parola. Nei suoi occhi ho visto una cosa strana. Mi guardava chiedendosi che fine avesse fatto il bambino con le guance infuocate quando lo obbligavano a dire la poesiola la notte della vigilia o dove fosse nascosto il ragazzino introverso a cui ogni domenica faceva la torta di riso. Che ne era stato del suo nipote preferito?”.
E’ stato in quell’istante che Gabriele ha deciso di farsi dare una mano.