La Storia di Giulia

Io non sono come loro”. Questo si diceva Giulia ogni volta che qualcuno provava a dirle che forse aveva un problema, che forse non era poi così normale non riuscire a passare un week end senza avere la cocaina in tasca, che forse era diventata dipendente. Giulia strabuzzava gli occhi e si arrabbiava anche: “Siete tutti matti. Io mica mi buco, non ho mai visto un granello di eroina in vita mia. Quelli sono i tossici mica io”.

E così Giulia continua la sua corsa solitaria. Allontana tutti quelli che cercano di avvertirla mentre chi ha la cocaina in quantità industriale diventa l’amico del cuore. E passano gli anni. Dopo un po’ Giulia comincia a guardarsi intorno. Le persone con cui usava la cocaina da molto tempo cominciavano ad avere atteggiamenti strani, erano paranoici, a volte non uscivano di casa per giorni, non volevano vedere nessuno. Ma lei, ancora non capiva.

Poi, un giorno, succede. Giulia si trova rinchiusa a casa. Ed era stata lei. “Ho barricato tutto, ho tappato tutti i buchi da cui potesse passare un filo di luce. Sono stata chiusa per tre giorni. Vedevo le pulci camminare veloci su tutte le pareti e sul mio corpo. Ero terrorizzata. Mi sono grattata fino a sanguinare. Ma di pulce, non ce n’era neanche una. Quella è stata la prima volta, ce ne sono state molte altre. Allora ho capito. Il dubbio che la cocaina fosse una droga come quella che usavano i tossici, come li chiamavo io, ha cominciato a frullarmi per la testa. Dopo l’ennesima volta che mi sono segregata in casa, è stata una certezza”. E’ stato allora che Giulia ha chiesto aiuto.