La storia di Lara

Lara oggi è una donna. Ma un giorno, è stata bambina anche lei. Una bambina rom per l’esattezza. Proprio come una di quelli che ultimamente sono sulle pagine dei quotidiani. Se avesse vissuto la sua infanzia in questo tempo, sarebbe una di quelle a cui forse, tra poco, prenderanno le impronte.
Ma Lara oggi rappresenta anche qualcos’altro. Lara è la testimonianza che esiste su questa terra qualcosa che non fa distinzione né di razza, né di nazionalità, né di religione: la droga.

Ed essere rom, donna e drogata non è un buon lasciapassare per questo mondo. La droga gira tra i rom da una decina di anni. All’inizio guai se qualcuno la usava. Traffici si, ma drogati mai. Per i rom doveva essere guadagno facile e basta. “Un giorno sono andata a prendere la cocaina da una zingara”, ricorda Lara. “Per sbaglio, mentre mi preparava la dose, si è sporcata le mani ed è corsa a lavarsele”. Ma non tutti hanno continuato a pensarla così. Evidentemente se ti gira troppo tra le mani, prima o poi la usi. E di cocaina nei campi rom ne gira molta. “Il nuovo Dio dei nostri giovani”, dicono gli anziani dei villaggi e le madri fanno eco con “la peste che ci distruggerà”.

Lara vedeva gli altri ragazzini sniffare benzina, ma lei non lo ha mai fatto. Poi vedeva le ‘veggenti’ farsi un tiro di coca, convinte di prevedere meglio il futuro altrui in questo modo. E anche se sapeva benissimo che chi usava droghe era visto dagli altri rom come qualcuno da scacciare, un giorno ha dimenticato tutto questo e ha provato. Da allora è andata avanti per la sua strada. Talmente tanto che la sua famiglia ne provava vergogna. Lara non era più una di loro, Lara era diventata qualcosa da tenere nascosto. Per evitarlo allora Lara va via. Si allontana dalla sua famiglia, dalle tradizioni piene di orgogli di questo popolo errante. E fa della cocaina la sua nuova famiglia.

Un giorno, sdraiata sul divano, in attesa di qualcuno che le portasse la cocaina, ha intravisto nella fessura tra il muro e la libreria il piede del suo cavalletto. Perché Lara aveva un sogno da bambina: diventare una pittrice. Un sogno che lei stessa si era negato. Allora, in quell’istante Lara si è sentita sola. E quella sensazione non le è piaciuta. Dopo poco ha chiesto aiuto ed è entrata in comunità.
Quando è entrata, nella valigia aveva messo la valigetta delle tempere. Dopo qualche mese si è fatta spedire il suo cavalletto. Era rimasto in un angolo per troppo tempo, proprio come lei.
Da allora, non ha smesso più di usarlo.