Storia di una madre

Ho avuto una fortuna sfacciata la prima volta che mia figlia è arrivata nell’associazione di Reggio Emilia, quella dove danno una mano ai ragazzi a dire no alla droga e li indirizzano a San Patrignano. Quel giorno c’era Jenny, una ragazza che tornava a casa per la prima volta, una prima verifica nel mondo dopo il tempo trascorso in Comunità. Jenny era meravigliosa, piena di vita, era come avrei voluto che fosse mia figlia. Ero disposta a tutto pur di vedere anche lei così. Con gli occhi sereni e liberi come quelli di Jenny. Di nuovo un sorriso. In associazione oltre ai ragazzi con problemi di droga, danno una gran mano anche ai genitori. E’ lì che ho imparato a fare un passo alla volta, piccole conquiste con mia figlia. Cercando di non avere paura di dirle di no e di recuperare il mio ruolo di madre. Avevo paura, ma cercavo di non dimostrarla. L’ho avuta fino all’ultima sera prima dell’ingresso di mia figlia in comunità.
Ma quel giorno lo ricordo come una rinascita. Come se l’avessi partorita per la seconda volta. Perché in fondo è così. Sembra assurdo, ma il momento in cui ho veramente sentito di essere sua madre è stato quando ho scoperto che si bucava. Il suo ingresso era una nuova speranza. Un fiocco rosa appeso fuori dalla porta di casa. Il suo ingresso è stato il ‘nostro’ ingresso. La sua rinascita, anche la mia. Perché ho capito che non c’è niente di male a non essere stati in grado di capire. Nulla di male se ho fatto degli errori a crescere mia figlia. Forse non l’ho saputo fare neanche con me stessa. Ma da oggi ho la certezza che è possibile cambiare.

Tratto da “Lettera di una madre”
Giornale di San Patrignano n°202