La storia di Mirko

Mirko aveva 14 anni e le canne per lui erano un lasciapassare. Un modo di stare in mezzo a quelli in gamba, quelli che tutti temevano ma in fondo, tentavano di imitare. Quelli, che a guardarli, non avevano paura di niente, sfidavano i grandi. Quelli che dove andavano si spalancavano le porte e avevano uno stuolo di ragazzine al seguito. Mirko, da grande voleva fare il pilota, come suo padre, ma al momento pensava che per pilotare caccia bombardieri c’era tempo. Adesso era come ‘quelli’ che Mirko voleva diventare.

A 16 anni raggiunge l’obiettivo. A 17 Mirko era il fornitore ufficiale di ecstasy della sua cittadina. E non c’era niente che lo facesse sentire più importante che essere cercato da un’intera generazione di adolescenti. Con i soldi tirati su durante l’inverno passato in discoteca, in estate se ne va a Ibiza. Se l’era proprio meritato e il disappunto dei suoi lo avevo fatto partire di notte, mentre tutti dormivano, con uno zaino in spalla. Mentre l’aereo atterrava nell’isola del divertimento, i genitori di Mirko si trovarono impotenti di fronte ad un letto vuoto.

Ballo e sballo dettavano legge durante quella vacanza alla Ibiza maniera. Fino a quel venerdì mattina. Mirko torna in albergo. L’alba è passata da un pezzo ma lui ancora non è stanco. Un giorno, un amico gli aveva detto di non guardarsi mai allo specchio quando era sotto ecstasy, e lui, gli aveva riso in faccia. Non ha sonno Mirko. Allora decide di darsi una lavata e andare in spiaggia. Va in bagno, si toglie la maglietta e si ritrova davanti allo specchio. Il cuore fa un tuffo nel petto, gli occhi sbarrati, la bocca spalancata. Ma chi era quello? Chi c’era lì con lui? Non poteva essere. Quel ghigno spaventoso lui non ce lo ha mai avuto. La pelle sulle mascelle tesa come quella di un tamburo e gli occhi, allucinati e smarriti. Un bagno, ci vuole un bagno per riprendersi. Bisogna trovare la calma. E intanto il cuore non smette di bombardarlo e i denti si sfregano tra loro dentro le mascelle serrate.

Ancora oggi quello che è successo dallo specchio in poi, Mirko non se lo ricorda. Si è ritrovato nel letto di un ospedale. Suo padre aveva costretto il socio di Mirko a dirgli dov’era finito suo figlio. Alla reception gli avevano detto che era rientrato la mattina e non si era più visto. La corsa furiosa su per le scale. I pugni alla porta chiusa. Il doppione presto il doppione. L’acqua della vasca era gelida. Mirko era alto e il suo naso era rimasto a galla. Appena in tempo.