Storie Permale

“Vedi Michele, noi non possiamo più tenerti. Tu sei un delinquente, ti droghi, hai rubato dei soldi in casa. Devi andare in comunità, altrimenti finirai in riformatorio. Non c’è scelta. Abbiamo deciso”.
Michele non capiva, non è mai riuscito a capire veramente cosa gli dicessero il padre e la madre. Una mattina di ottobre entrò in comunità.
Michele aveva solo 16 anni e la sua vita aveva già bisogno di cambiare direzione.

Crescere insieme
Giovannone è il più alto della casa. E’ bravissimo ai fornelli. Marino invece è un attore nato. Insieme a Carlo e Pierluigi stanno preparando lo spettacolo della sera. L’aula per le ripetizioni di matematica è stata aperta. Alle nove inizia la lezione. Giorgio e Fabrizio si affrettano, Gianni urla di aspettarlo: sta leggendo una lettera della madre. Sono venti i ragazzi con meno di diciotto anni accolti a San Patrignano. Vivono in una casa colonica pensata apposta per loro. Con Paola, Claudio e gli altri operatori e volontari. Molti fra i ragazzi non hanno mai vissuto in un ambiente familiare: hanno conosciuto solo la solitudine, il riformatorio, l’abbandono. Tutti hanno attraversato, senza scialuppe a cui aggrapparsi, esperienze di emarginazione, violenza e consumo di droga. Oggi, cercano di recuperare il tempo perduto. Studiando, facendo sport, imparando i primi rudimenti di un mestiere. E, soprattutto, aiutandosi tra di loro.
Michele nel frattempo è cresciuto. E’ diventato grande a San Patrignano, e mentre chi tira due calci al pallone e chi prepara la cena, lui è in salotto che studia . Fra un anno prenderà la laurea in economia e commercio.

Tratto da “Gente Permale” di Mauro Galligani