Suggerimenti antidroga

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Lo scorso 2 aprile la Comunità San Patrignano ha espresso in audizione di fronte alle commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali, alcune considerazioni sulla conversione in legge del decreto emesso il 14 marzo che prevedeva la distinzione tra droghe leggere e pesanti. Ne pubblichiamo un estratto

Le droghe sono sempre una scelta sbagliata, e sono tutte pericolose, in quanto tutte alterano il normale funzionamento del cervello.

Ogni ipotesi di legalizzazione, liberalizzazione, depenalizzazione, possibilità di coltivazione, etc. costituirebbe un messaggio estremamente pericoloso per i giovani, e certamente provocherebbe una maggiore diffusione di queste sostanze, con conseguenze negative di vario tipo (dipendenza, danni neuro-psichiatrici, maggiore uso e dipendenza anche da altre droghe).

Lo diciamo chiaramente: l’unico nostro timore è che l’uso di cannabis venga legittimato, anche se non liberalizzato, da modifiche legislative che ne depenalizzano non solo il possesso, ma anche la coltivazione e la cessione a terzi, e di conseguenza, nel caso della cannabis indica, persino lo spaccio.
Sarebbe inevitabile che, in particolare tra i giovanissimi, il messaggio sarebbe “non è quindi vero che fumare cannabis fa male”, e la diffusione, già ampia, aumenterebbe ulteriormente.

Chiediamo, inoltre, di non attuare modifiche legislative che rendano più agevole lo spaccio di droghe.

È noto a tutti che gli spacciatori sono esperti in materia legale, e che modificano le forme di spaccio in funzione delle leggi vigenti garantendosi spesso l’incolumità nelle loro pratiche criminali.
A questo proposito c’è una considerazione da fare.

Se il piccolo spacciatore di eroina spesso è un tossicodipendente, che la vende per potersi procurare la dose personale, questo non è mai vero per lo spacciatore di cannabis.
È fuori da ogni logica pensare che una persona venda hashish per potersi procurare la droga per se: se lo fa è solo a scopo di lucro.
Paradossalmente troviamo meno giustificazioni per chi vende cannabis che per il piccolo spacciatore di eroina.

Non crediamo che il carcere aiuti, ne i consumatori di cannabis e neanche i consumatori di altre droghe, e questo indipendentemente dall’emergenza del sovraffollamento carcerario.

Riteniamo giusto che le persone con dipendenza siano avviate ad un percorso di cura e riteniamo che queste linee di intervento siano già ben delineate nell’attuale legislazione.
Esistono comunque diversi tipi di uso/dipendenza da diversi tipi di sostanze, e ci sono diversi tipo di trattamenti che possono essere individualizzati, sia verso i servizi pubblici che privati, attraverso modalità sia residenziali che ambulatoriali.

Questi percorsi potrebbero quindi essere ulteriormente ampliati e migliorati e soprattutto devono trovare adeguati finanziamenti mentre oggi il loro utilizzo è limitato dall’indisponibilità di risorse economiche dovute all’esaurimento dei budget delle diverse Aziende Sanitarie Locali.

Crediamo sia opportuno individuare ulteriori strumenti legislativi, oltre ad applicare con maggiore coerenza quelli già esistenti, che evitino il carcere al semplice consumatore, in particolare se in attesa di giudizio, non solo al primo reato ma anche in caso di recidiva di reato, favorendo il più possibile l’inserimento in percorsi terapeutici a lui adeguati, in caso di condanne già inflitte.

Infine dissentiamo totalmente dalla soppressione delle sanzioni amministrative che, a nostro giudizio rappresentano un deterrente molto concreto e volto a difendere il cittadino da comportamenti irresponsabili che minano l’integrità fisica e morale della collettività.
Non si capisce la ragione, la finalità, di questa proposta di modifica: è indubbio che darebbe un messaggio assolutamente ambiguo e contradditorio alla popolazione, in particolare a quella giovanile”.

Riteniamo infine indispensabile, così come previsto nel D.L in discussione, la reintroduzione del principio di libera scelta della struttura in cui un tossicodipendente può scegliere di curarsi e auspichiamo che tale previsione normativa venga maggiormente rispettata dai servizi pubblici al contrario di quanto accaduto sino ad oggi.