Sulle strade della prevenzione

Ragazzi San Patrignano

Iniziativa che, a poco più di due settimane dalla partenza (finora 28 date, in 7 regioni: Toscana, Marche, Lazio, Campania, Friuli, Veneto, Trentino), avvenuta in concomitanza con il Festival di Giffoni, sta già raccogliendo buoni risultati

Ogni sera, nelle tappe di Giffoni, Salerno, Paestum, San Benedetto, Porto San Giorgio, Conegliano, Trento e Lignano Sabbiadoro sono state registrate centinaia di presenze (di cui almeno cinquanta relazioni d’aiuto, ossia contatti finalizzati a risolvere problemi di droga, di disagio, di emarginazione giovanile) di ragazzi – età media 16–17 anni – ma anche di persone adulte, genitori, insegnanti, educatori, volontari di associazioni operanti nel sociale. Una tappa ha coinciso, a San Benedetto, con una puntata della trasmissione “Saranno famosi”, che ha visto migliaia di ragazzini urlanti sfidare la calca e l’afa pur di raggiungere e di vedere da vicino i loro beniamini e di conoscere cosa si stesse svolgendo all’interno dei grandi van colorati, attrezzati con consolle X–box Microsoft, e contrassegnati dal titolo della campagna “O ci sei, O ti fai”, molto apprezzato per l’immediatezza e la chiarezza del messaggio, che arriva subito al dunque.

 

Ad ogni tappa, i ragazzi hanno lasciato una valanga di messaggi, poesie, osservazioni, racconti, note personali sul tema della droga e delle tante problematiche legate ai giovani, ai loro rapporti con il mondo degli adulti, con i coetanei, con l’altro sesso, alla difficoltà di instaurare un dialogo con le persone che li circondano.

Tra gli adulti arrivati ai motorhome ci sono anche genitori che non hanno figli che si drogano, ma che vogliono saperne di più, essere informati direttamente da chi ha vissuto quest’esperienza sulla propria pelle e ne è uscito vittorioso, sapere come parlare con i propri figli, come affrontare concretamente il tema della prevenzione, come e con quali parole, e sulla base di quali fondamenti scientifici, dire in maniera chiara, convincente ed esaustiva che “drogarsi fa male”. Poi, ovviamente, ci sono quelli che chiedono aiuto, perché hanno questo problema e non sanno dove sbattere la testa, come fare per trovare una soluzione, per uscire dalla profonda disperazione in cui sono caduti.

“In generale, abbiamo notato una disinformazione molto diffusa”, spiegano Marco e Massimo, due ragazzi di San Patrignano del motorhome, confermando nel concreto quanto già appreso dai risultati dei sondaggi svolti sul territorio nazionale e cioè che l’età media del primo approccio con le sostanze si è molto abbassata. Ma cosa vogliono sapere i giovani? “I ragazzini chiedono per esempio se le ‘canne’ fanno male, se l’hascisc uccide le cellule del cervello, ma hanno molta paura ad aprirsi, a confidare dubbi ed esperienze”, dice Chiara, grandi occhi azzurri, anche lei ospite a Sanpa, anche lei in viaggio nella prima campagna itinerante di prevenzione.

 

Ci sono anche tanti ragazzini sui 12–13 anni, forse i più interessati, che non fanno uso di droghe, ma vorrebbero provarle. L’argomento li incuriosisce molto, magari sono stati più volte tentati dalle ‘canne’ ascoltando i racconti degli amici più grandi che hanno già provato alcune sostanze. Chiedono informazioni su ‘canne’ ed ecstasy, sui danni che provocano al cervello. Hanno molta paura e allora vogliono sapere, fanno domande, parlano tra loro, ci pensano su a lungo. Alcuni poi tornano il giorno dopo, a volte accompagnati dai genitori o da altri amici.

“Molti ragazzi di 16–17 anni si fanno i ‘cannoni’ per manifestare il loro disagio e la protesta contro una società consumistica priva di valori spirituali”, racconta ancora Chiara. “Allora noi rispondiamo: va bene protestare, ma tu cosa fai nel concreto per cambiare le cose?”.

 

Poi si sono visti ragazzi e genitori arrivare assieme, spinti dal desiderio di affrontare problemi di incomunicabilità. Ma hanno paura a parlare per primi, paura di essere giudicati dagli altri, dalla società, di non essere compresi. Il fatto di trovarsi davanti a ragazzi che hanno vissuto esperienze forse simili li aiuta molto. Ma devono essere questi ultimi a raccontarsi per primi, a fare il primo passo, perché possano finalmente aprirsi senza il timore di essere mal visti o fraintesi. Tanti insegnanti, a loro volta genitori, chiedono di essere informati, vogliono leggere materiale per documentarsi, chiedono di organizzare conferenze ed incontri, vorrebbero visitare la Comunità, chiedono come fare e cosa dire ai propri figli e studenti, per spiegare che la droga fa male e che anche nel terzo millennio ci si può divertire senza ricorrere alle sostanze e senza per questo essere giudicati “out”.

A chiedere informazioni arrivano anche operatori dei Sert e volontari di associazioni legate al sociale, infermieri che vogliono saperne di più, arricchire il proprio bagaglio di informazioni in materia anche per offrire un servizio più efficace e completo.

Benedetta, ragazza di Sanpa sul motorhome nelle tappe di Conegliano, Trento e Lignano, ha notato una “coscienza diversa nelle nuovissime generazioni rispetto a quella dei quattordicenni di dieci anni fa”, un’inversione di tendenza. Su 100 ragazzini intervistati, l’80 per cento dice di non aver mai fatto uso di droghe, sostenendo che le cosiddette “droghe leggere” sono dannose e che ci si può divertire benissimo senza ricorrere ad alcun tipo di sostanza. Quelli più grandi, dai 18 anni in su, sono invece molto più sensibili all’insidioso ed ambiguo fascino della trasgressione, e tendono subito, se incalzati dalla domanda “Pensi che le droghe facciano male?”, a distinguere tra “leggere” e “pesanti”, sostenendo il solito leitmotiv, che anche bere vino può far male…..