Un libro per informare

Troppo poca informazione. E quella che c’è è pure approssimativa.
La pensa così Giorgia Benusiglio, 26 anni, che una decina di anni fa rischiò la vita per mezza pastiglia di ecstasy. La sua vicenda lasciò col fiato mezza Italia, ne parlarono giornali e talk show televisivi, e si risolse bene, per fortuna “solo” un trapianto di fegato.
Tutto perché a 17 anni, in quello che era un sabato sera di svago con i compagni di classe, complice la curiosità suscitata da un volantino del Ministero della Salute che spiegava come ci si poteva calare senza “farsi male”, una pasticca in due, accompagnata da tanta acqua, dopo tutto sembrava una trasgressione ragionevole.Non è stato così e da allora oltre ad affrontare il suo personale dolore, Giorgia, passo dopo passo ha risalito la china decidendo di fare per gli altri quello che non è stato fatto per lei: prevenzione.
Dopo centinaia di dibattiti nelle scuole d’Italia sempre accompagnata da papà Mario che ha sposato anima e corpo la causa, la difficoltà di conciliare le attività di prevenzione con quelle di studentessa universitaria, l’hanno spinta a capire che il modo migliore per diffondere il suo messaggio in modo più continuativo e capillare, fosse uno: un libro.

Il volume, “Vuoi trasgredire? Non Farti” è stato presentato a Milano da Alessandro Milan di Radio 24 presso il Bobino Club, nuovo locale della movida milanese che ha deciso di sposare l’idea di abbinare il divertimento a ritmi più sani e a misura d’uomo. Come? Aprendo prima e chiudendo non più tardi di mezzanotte. Un piccolo segnale in un panorama di indifferenza dove gli stessi media non fanno che alternare strilli isterici a lunghi periodi di calma piatta.

“Il problema – ha spiegato Milan – è che i media si occupano di droga solo quando succedono fatti di cronaca, quando ci sono tragedie o vite in bilico ma poi, passato il pericolo, i riflettori si spengono e tutto tace. Nessuno veramente racconta la droga di oggi che è la cocaina sniffata dal chirurgo prima di entrare in sala ambulatoria o la canna in tasca all’autista di scuolabus”.