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Un nuovo inizio

Il lenzuolo è abbassato. Sempre. Non importa che stagione sia. Sembra che il freddo non possa intaccarla. Le labbra sono socchiuse. Il respiro lento. Ogni tanto si gira. E io mi perdo a guardarla. Come quando era piccolina. Mia figlia.

Tutti stanno ancora dormendo. C’è un gran silenzio e solo un barlume che passa dalla finestra. Non voglio accendere la luce. Potrei svegliarla. E’ ancora presto. E poi mi piace guardarla. Osservarla. Il viso, i tratti del suo volto che tanto richiamano il mio. Ma poi qualcosa di così diverso. Che non so identificare. Qualcosa di unico. Sembra assurdo che sia anche opera mia.

Mi sale un nodo alla gola. Un nodo che non sempre riesco a sciogliere. Quando dorme è così serena. Eppure io ho dato a questa creatura il peso della mia sofferenza. Lo so. Volevo che rappresentasse il mio riscatto. Pensavo fosse la mia rivincita verso una vita che non riuscivo a sopportare. Ad affrontare come dovevo. Perché io mollavo. Sempre. Le ho scaricato addosso le mie aspettative fallite, quando ho mollato di nuovo. La mia rabbia, quando ho capito che non poteva salvarmi. E che solo io potevo farlo.

L’ho amata e allontanata. Nello stesso momento. Con la stessa forza. Come qualcosa che vuoi, ma non sai tenere vicino. L’ho tenuta a distanza perché mi faceva troppo male. I suoi occhi su di me, quello sguardo che richiamava attenzione. Sentirla. Così vicina. Così bisognosa di affetto. Da me che non sentivo di aver niente da dare. Prosciugata.

Un bambino è un mondo a parte. Un impegno che non puoi mollare o gestire a fasi alterne. Tu lo osservi e sai che ha bisogno di te. Che vuole affetto. Che ha il diritto di averne. Che lo merita.
Io mi sentivo in colpa. Continuamente. Per non riuscire ad essere una buona mamma. Per non riuscire a darle l’importanza che meritava. Troppo presa dai miei problemi. Oscurata dal mio male. Dalle mie scelte sbagliate. Dal mio bisogno di scappare. Di voler respirare, ma sola.

Ci sono tante cose di A. che non ricordo. La prima parola. Il momento del primo passo. Troppo coinvolta in storie sbagliate, troppo presa dal mio mangiare. Troppo preoccupata nel creare spazi solo miei. Impegnata solo nella mia autodistruzione per guardarmi attorno.
E i sensi di colpa ti incastrano. Per non sentirli a volte fai ancora peggio, scappi più lontano. Non ho accompagnato mia figlia a scuola il primo giorno di elementari. Ero già in comunità. Non c’ero quando le è caduto il primo dente. Quando ha iniziato la piscina.

Mi sono persa tante cose. Momenti che non saranno più miei. Ho pianto e mi sono disperata per questo. A volte mi succede anche adesso. Mi sento in colpa. Ma ho iniziato a parlarle. A spiegarle il perché di tante scelte sbagliate. Lei ascolta e resta sempre silenziosa. Sembra volermi sempre proteggere. Non dare importanza a quello che è stato. Ha bisogno ancora di me. Lo so e lo sento. Anche per questo sto scacciando i miei demoni. Perché non posso cambiare il passato. Posso solo esserci in futuro. Darle la sicurezza che ci sono. Che può chiedermi qualunque cosa. Che non è stata mai colpa sua. Da bambini ci diamo tante colpe per non vedere quelle degli adulti.

Si è svegliata e mi guarda. “Buongiorno mamma”. E mi da un bacio. Mi stringe forte, ma non mi sento soffocare. Mi piace. E’ una sensazione nuova.
E’ ora di alzarsi. Ci aspetta una giornata intera da costruire insieme. Una giornata a cui ne seguiranno mille altre…è un inizio. Un nuovo inizio.


7 Novembre 2009
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