Uno schianto terribile

Come tanti giorni decido di saltare la scuola per andare con un altro ragazzo a comprare la ‘roba’. Eravamo a piedi, tutti e due, così chiediamo un passaggio a un tipo che già conoscevamo perchè frequentava il nostro stesso giro. Il viaggio non era lungo ma il tipo alla guida aveva già bevuto 3 negroni. Ed erano solo le 10.30 del mattino.

Arrivati a prendere quello che ci serviva, il tizio si ferma a comprare le sigarette e giù… un’altra Moretti da 66 cl. Era già da un’oretta che avevo i primi sintomi d’astinenza. Io e l’altro amico ci accorgiamo che l’altro era molto “di fuori” e ci preoccupammo un po’. Ma la cosa principale era quella di andarci a fare… quella era la mia unica preoccupazione, poi poteva succedere di tutto. Purtroppo così non è stato. Percorriamo la strada principale piena di incroci e semafori. IL SEMAFORO E’ GIALLO, lo vedo da lontano. Grido al tipo di rallentare. NIENTE. Scatta subito il rosso. E una macchina arriva dalla sinistra. POI IL BOTTO TREMENDO.

Ricordo il fumo che dal cofano della macchina entrava nell’abitacolo. Usciamo tutti insieme dai rottami, per fortuna nessuno era rimasto gravemente ferito. O meglio sembrava così, ma quando mi alzo in piedi, mi sento colare il sangue negli occhi. Metto la mano sulla testa: ho un taglio profondo. Mi sembra che mi stia uscendo il cervello. Inizio subito a urlare chiedendo aiuto agli altri, ma invano… quelli che erano in macchina con me se l’erano filata. Arrivano subito dei passanti. Un signore mi procura un panno per tamponare la ferita.

Ricordo l’immagine dei palazzi che sovrastavano l’incrocio dai quali si affacciava la gente per vedere quello che era successo. In pochi minuti arriva l’ambulanza. Il mio primo pensiero va a mia mamma e a quale cazzata dovergli raccontare per l’ennesima volta. Poi nel viaggio verso il pronto soccorso, mille pensieri, mille paure, come non mai, non avrei voluto esistere… Ancora, per l’ennesima volta, dovevo continuare a mentire, sapendo che un giorno, prima o poi, non ce l’avrei più fatta a raccontar bugie.

dal blog di Giosuè