Un uomo umile, intelligente e buono

Cementata nella tradizione contadina della sua famiglia, ma arricchita dalla curiosità intellettuale e dall’acutezza, dalla sua grande passione per il giornalismo, fin dagli anni 50.
Il Cardinale Ersilio Tonini era un principe della Chiesa ma, a vederlo e ad ascoltare le sue parole, ricordava un buon parroco di campagna. Un uomo che sapeva raccontare con parole semplici e dense di umanità contenuti alti e di grande spessore.
Fu amico di Vincenzo Muccioli e artefice del riavvicinamento, negli anni ’80, fra la Diocesi di Rimini a San Patrignano. Si deve a lui, e alla sua grande apertura mentale, l’arrivo in Comunità di don Fiorenzo, l’attuale parroco di San Patrignano. E fu lui, don Ersilio, quando era vescovo di Ravenna, a stringere un rapporto di affetto e di stima con Vincenzo. “Posso soltanto dire che Muccioli è stato un grande amico, che ha vissuto con grande passione la sofferenza di un compito arduo che si è dato e per cui ha pagato un prezzo altissimo”, disse quando Vincenzo se ne andò. Ma anche prima, nei terribili anni del suo processo non si tirò mai indietro. Del cardinale Ersilio, da “ragazzo della Comunità”, ho un ricordo molto personale.

In pieno processo, forse era il ’94, andammo a prenderlo a Ravenna per un incontro sulla droga all’Università di Bologna. Salì in macchina con la sua valigetta nera, scherzando sempre durante il viaggio con battute sui fatti di attualità: era stato giornalista e commentatore in Tv in tanti Maurizio Costanzo Show, amico fraterno di Enzo Biagi. Nell’aula magna ci aspettavano più di 500 ragazzi dei collettivi di sinistra, con tanto di striscioni: “San Patrignano lager” e “Muccioli assassino”: una situazione a dir poco calda. Quando monsignor Tonini prese la parola, fu sommerso dai fischi e dalle grida. Ma quando iniziò a ad esporre la sua opinione, le sue parole così semplici, così dirette, così coraggiose ma anche così ferme, stupirono i ragazzi. Non fu la deferenza verso un cardinale – credo – ma la sua umanità e la sua semplicità, la sua capacità si ascoltare anche quelle grida scomposte e quegli insulti, a farli tacere. E lui disse tutto quello che pensava: «Oggi preferisco parlare della persona, dell’uomo, a cui sono stato vicino nei giorni più bui, durante il processo e nella battaglia quotidiana per aiutare migliaia di ragazzi a uscire dalla droga. Vincenzo Muccioli l’ha fatto con grande generosità e fervore d’animo. E io so bene quanto costi tutto questo». Erano i tempi in cui tutti avevano abbandonato Vincenzo. Quest’uomo fragile, di corporatura esile, eppure così forte e vivo, era riuscito a riportare la calma in una situazione infuocata. Ora il cardinale non c’è più, non può più venire a Sanpa a trovare i ragazzi, Non c’è più nelle comunità del Ceis dove gli vogliono bene. A me piace pensare che sia lì, nel paradiso dei giusti per chi ci crede, con le persone che ha amato e a cui ha spiegato che anche dalla sofferenza più nera si può uscire. Mai a parole o con la retorica. Ersilio Tonini lo ricordo per quello che era: un sacerdote innamorato degli altri, capace di ascoltarli e di essere umile sempre. Un prete straordinario.
Carlo Forquet

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