USA in controtendenza

Di solito sono la patria della trasgressione e il laboratorio da cui ogni nuova droga proviene. Da gennaio 2009 invece, gli Stati Uniti sono forse il primo paese in cui i ‘drogati’ anziché crescere, come nel resto del mondo, diminuiscono.

L’annuncio arriva dalla Casa Bianca che ha presentato i dati attraverso due comunicati dell’Office of National Drug Control Policy. Secondo il primo comunicato “Reducing Drug Use in America”, rispetto al 2001 gli adolescenti che fanno uso di droghe sarebbero diminuiti del 25%. In particolare, il consumo di cannabis è calato del 25%, quello di metamfetamine del 50% così come quello di ecstasy. Buone notizie anche sul fronte di alcolici e sigarette che sarebbero diminuiti rispettivamente del 21% e del 38%.

Il merito? Lo spiega il secondo comunicato “Making the Drug Problem Smaller” imputando il successo ai metodi innovativi con cui i giovani americani vengono informati ed educati. Tra i capisaldi del progetto, ci sarebbe la volontà di fermare l’uso di droga prima che cominci, di aumentare la consapevolezza sui pericoli di tutte le droghe nonché di rinforzare nei giovani la capacità di resistere alla pressione al consumo proveniente dall’ambiente circostante. Non solo, ruolo importante avrebbero giocato anche tecniche dissuasive come il random drug testing nelle scuole, il coinvolgimento delle famiglie e la sensibilizzazione dei medici di base.

Un panorama di intervento che era stato già delineato nel marzo 2008 attraverso un documento pubblicato dall’Ufficio Esecutivo della Presidenza degli Stati Uniti dal titolo, “What Works, Effective Public Health Responses to Drug Use”, ovvero, “risposte efficaci contro l’uso di droga in favore della salute pubblica“. “E’ nostra speranza – si legge sul documento – che i significativi investimenti fatti nell’area della ricerca sul consumo di droga possano essere di beneficio per tutte le nazioni del mondo”.