Vendemmia 2006

Vendemmia - SanPatrignano

E’ l’anno della verità. L’anno in cui si tirano le somme del lavoro fatto, delle scelte operate, di un progetto che, finalmente, assume connotati definiti e raggiunge la sua piena operatività. La vendemmia di San Patrignano è iniziata: per oltre un mese, cento ragazzi provenienti da tutta la comunità si occuperanno della raccolta, 120 selezioneranno accuratamente gli acini sui tavoli di cernita della cantina e 20 andranno avanti e indietro con i trattori. Uno sforzo corale come è sempre stato, ma di anno in anno sempre più impegnativo visto l’aumentare continuo della superficie dedicata. E’ proprio questa la novità principale del 2006: cento ettari in produzione in un unico corpo all’interno dei terreni della comunità. Nel 1996 erano una quarantina, cinquantasette nel 2003, ottantatre l’anno scorso. Che produrranno, secondo stime dettate anche dal consolidamento degli impianti, almeno 6.000 quintali di uve a bacca rossa e 500 a bacca bianca.

Ma questa vendemmia è anche l’occasione per fare un bilancio delle decisioni prese negli ultimi dieci anni per il sangiovese, che rappresenta circa la metà della produzione. Prima di tutto, la scelta dei cloni, di cui il più importante è stato selezionato sulle colline riminesi nei primi anni ’80. In sostanza, si potranno vedere nella pratica i risultati di un progetto che, fino a ieri, era soprattutto teoria.

Verifica delle tecniche
Si attende, poi, una conferma sulla validità delle tecniche di coltura e vinificazione, che stanno via via affinandosi nel corso degli anni. Un esempio? La sfogliatura, che si svolge a fine giugno e consente di ridurre l’umidità dei grappoli e la dimensione degli acini. In pochi lo sanno, ma più buccia è sinonimo di maggiore qualità: migliora il colore, i profumi ed aumenta le sostanze antiossidanti presenti nel futuro vino.
Altra attività fondamentale, quella che gli addetti ai lavori chiamano in gergo “schiccatura”. Si tratta di far seguire alla raccolta un’attenta selezione dell’uva, per scartare gli acini difettosi e tenere soltanto il meglio. Sono pochi i produttori che ancora eseguono questa operazione antica, da cui dipende in buona parte la qualità del mosto ottenuto. Importanti anche i tempi di macerazione, che sono stati aumentati, e la fermentazione malolattica in barriques, invece che in botti in acciaio. Curioso, per chi non è un esperto del vino e dei suoi segreti, il modo in cui si stabilisce l’inizio delle vendemmia. Qui entrano in campo l’enologo e la sua esperienza, ma con l’ausilio di dettagliate analisi di laboratorio che certificano, nei minimi particolari, la maturità dell’uva, nell’identitico modo in cui un medico emette la diagnosi dopo aver letto l’esito degli accertamenti clinici svolti dal paziente. Negli anni passati questi esami venivano svolti in laboratori esterni alla comunità; dal 2006 San Patrignano è attrezzata per fare le analisi “in casa”.

La Tenuta Il Paratino
Ma questo è anche l’anno di entrata in produzione delle vigne di Cecina in Toscana, che fanno parte della tenuta “Il Paratino” donata alla comunità da un benefattore: circa sette ettari con diverse varietà internazionali che daranno luogo a un Rosso IGT. Caratteristica, la densità delle piante per ettaro, che qui raggiunge le 7.800 unità. Non è un particolare da poco: più piante per filare uguale aumento della qualità per la competizione che si instaura fra di esse. E ancora: le viti che crescono in un terreno meno ricco danno meno uva, ma migliore.
Come spiega l’antico detto: “La vite più soffre, più rende”. Per San Patrignano è il momento di capire se questo “bambino”, questa vigna appena nata, sarà in grado di soddisfare le aspettative.