Il vero sballo è dire

Campagna di Prevenzione 2001

Presentata con un concerto allo stadio Olimpico di Roma la nuova campagna di prevenzione del Dipartimento degli Affari sociali. Efficace il nuovo spot costruito intorno alla percezione che i giovani hanno dei messaggi provenienti dal mondo che li circonda

Onore al merito. Tra le poche (in verità) note positive nella disastrosa gestione del problema droga da parte del passato governo, spicca l’ultima campagna di prevenzione realizzata per il ministero degli Affari sociali dall’agenzia Young&Rubicam e lanciata, a cambio della guardia avvenuto, in televisione e sui giornali. Si tratta di due versioni dello stesso spot (una di quarantacinque secondi e l’altra di trenta) mandate in onda lo scorso mese, senza passare attraverso la tradizionale presentazione alla stampa e agli addetti ai lavori, causa elezioni. Gli spot sono integrati da annunci sui principali quotidiani, settimanali e sulla stampa di settore, oltre che dall’immancabile sito internet e dai gadget destinati al popolo della notte e degli eventi musicali.

Una buona campagna, bisogna sottolinearlo, costruita attorno alla percezione che i giovani hanno dei messaggi della società dei consumi, di cui fa parte ormai a pieno titolo anche la droga: “Devi tornare presto, devi essere bella, devi avere successo, devi sfidare i limiti, devi fare sesso”, recitano uno alla volta gli attori del film, ragazzi fra i 16 e i 20 anni, facendo capire che questo è ciò che viene loro imposto dal mondo esterno. Lo spot procede con un ritmo incalzante e un livello di tensione crescente: “Devi stare al gioco, devi stare in pista, devi uscire di testa, devi bere, devi fumare, devi calarti, devi sballare”… Le immagini e la dimensione in cui si svolge l’azione diventano sempre più claustrofobiche, fino al “no” liberatorio, pronunciato prima da uno, poi mano a mano da tutti i protagonisti. L’head line, che raccoglie tutta la tensione emotiva accumulata durante il filmato, chiude il cerchio: “Il vero sballo è dire no”, come a voler spiegare che la vera trasgressione, oggi, è non drogarsi: non essere come tutti gli altri.

Un grande passo avanti, questo, in termini di messaggio culturale, soprattutto se si pensa ai “suggerimenti” lanciati dallo stesso ministero negli anni scorsi. Uno in particolare, quello del ’99, suscitò un mare di polemiche tra le comunità. “Fatti furbo, non farti male” era lo slogan della campagna, associato all’immagine stilizzata di una bocca nell’atto di ingoiare tre pillole di ecstasy. Solo sull’ultima compariva un segnale di pericolo, una miccia che la faceva sembrare una bomba. Evidente il significato: attenzione agli eccessi, è possibile drogarsi in modo sicuro, per l’appunto “furbo”, senza “farsi male”. I tempi sono cambiati, probabilmente se ne è accorto anche l’ex ministro Turco chiedendo all’agenzia pubblicitaria di rettificare il tiro. Ne è venuto fuori un lavoro ben fatto. E, soprattutto, utile. Meglio tardi che mai.