Violenza e droga: un nesso diretto

Il primo forum di WeFree 2016, intitolato ‘Violenza e droga’

Il primo forum si è aperto con l’intervento in video-conferenza di Enrico Costa, ministro con delega alla Famiglia, che ha confermato il suo “forte scetticismo rispetto alla proposta di legalizzazione delle cosiddette droghe leggere: credo infatti che esistano argini e paletti da non superare e che lo Stato non possa alzare bandiera bianca, tanto meno per ragioni economiche”.

Una raccomandazione che è stata in qualche modo raccolta da Alessia Bertolozzi, sociologa dell’università di Macerata, secondo cui “esiste il rischio che la legalizzazione vada ad alimentare la normalizzazione di sostanze come cannabis e metamfetamine, e quindi il loro uso: quando ci si convince che si possa fare un uso controllato delle sostanze, ci si basa su alcuni principi quali il capro espiatorio (la sostanza che prendo fa meno male di altre), la negazione (non fa male) ma soprattutto l’auto sopravvalutazione, tipica di una società individualista come la nostra, come attesta la moda selfie postati sui social dai ragazzi, persino mentre si calano una pasticca”.

È stata poi la volta di due psichiatri. Ernesto Caffo ha portato a WeFree l’esperienza del Telefono Azzurro, definendola: “Simile a quella di San Patrignano perché, pur occupandosi di temi diversi come le dipendenze e la violenza, entrambe sono fondate sull’ascolto e sulla resilienza, cioè basano la difesa e il recupero dei minori sulle loro qualità positive”, ha spiegato. “Su questi temi la psichiatria infantile è arrivata in ritardo, mentre scuola e famiglia ancora oggi faticano a rispondere alle nuove sfide portate dalla rete: bullismo, violenza domestica e violenza sessuale, che i bambini ci segnalano già dai 7-8 anni di età. In rete i minori sono più esposti perché si abbattono le differenze generazionali, anche sul piano sessuale, come dimostra la facilità con cui cadono nella trappola del sexting. La seduzione della rete è particolarmente tossica perché non permette ai minori di sviluppare gli anticorpi”.

Alessandro Vento ha incentrato il suo intervento sulla figura del care giver, spiegando che “lo sviluppo cerebrale si completa entro i 25-27 anni, quindi traumi e fattori di disturbo in questa fase sono particolarmente rilevanti. L’adolescente ha una tendenza molto forte all’esperienza ma poca ‘prudenza’, quindi per la sua piena maturazione e per lo sviluppo della corteccia frontale è essenziale un costante aiuto da parte della società e dei pari: il care giver non dev’essere obbligatoriamente un adulto”.

Gli ultimi due interventi del forum hanno infine colto alcuni aspetti di carattere sociologico. Alessia Bertolozzi ha riportato alcuni risultati di uno studio sui centri antiviolenza della regione Marche, “da cui emerge che circa un maltrattante su tre ha problemi di dipendenza e anche tra le vittime c’è una frequenza significativa di abuso”, anche se – ha spiegato – “possiamo parlare di relazione diretta ma non causale tra violenza e dipendenze”.

Concetto raccolto da Antonio Boschini, medico di San Patrignano, che in riferimento agli ospiti della Comunità ha evidenziato: “Circa il 40% dei nostri ragazzi ha genitori separati e il 25% ha un padre con problemi di dipendenza, mentre per le madri la quota è sotto il 10%. Con un rapporto invertito, il 15% ha una madre con disturbi psichiatrici, il 6% il padre. Si rileva poi una frequenza significativa di persone che provengono da famiglie con problemi socio-economici e con realtà di disturbi del comportamento alimentare, di problematiche di identità di genere e di abuso sessuale”.