Voglio fare i mondiali

Gli spogliatoi sono vuoti e silenziosi. I vestiti buttati sulle panche, i borsoni della società calcio in terra, gli armadietti aperti. Alcuni arrugginiti e altri con le serrature rotte, non hanno mai avuto dei lucchetti. Perchè la squadra è come la tua seconda famiglia, dei tuoi compagni ti puoi fidare. Perché la squadra, non ti tradisce. Mai.
Massimo ha cominciato a tirar calci ad un pallone dopo poco aver mosso i primi passi. Era sempre giù in cortile, o ai giardinetti con un pallone a fargli compagnia. E quando sono arrivate le prime frasi compiute, i primi pensieri felici e zeppi di sogni che solo i bambini sanno avere, ha cominciato a dichiarare il suo futuro. “Io da grande farò il calciatore”.
Con le elementari è arrivata la prima entrata nei pulcini della squadra della sua città, con le medie il settore giovanile e crescendo la serie D con una squadra toscana.
Così il bambino diventa ragazzo e il suo sogno è sempre lì, accanto, a fargli compagnia.
Papà lavora tutte le notti, il giorno deve riposare altrimenti non ce la fa a mandare avanti la famiglia. La mamma lavora tutto il giorno e accudisce Massimo e sua sorella.
Meno male che c’è anche il calcio, la scuola, gli amici. Meno male che c’è la squadra.
Ma quando si è adolescenti, succede che ad un certo punto tutto ti sembra troppo piccolo, troppo poco per contenere la tua voglia di vivere, di fare, di scoprire. Così Massimo si guarda intorno. E scopre che ci sono altri ragazzi oltre a lui e ai suoi amici. In Piazza, dalla sella del suo motorino parcheggiato sotto gli alberi, inizia ad osservarli. C’è un gruppetto. Li conosce solo di vista. Gli sembrano diversi, migliori, più grandi. Massimo scende dal motorino e si avvicina.
“Ciao, come va?”
La scuola era appena finita. Stava per iniziare una nuova, entusiasmante estate.
La prima canna Massimo se l’è fatta durante una festa in uno scantinato. La prima pasticca se l’è presa in discoteca. Il primo tiro di eroina, con il suo migliore amico. Il resto è venuto da sé e ha invaso la sua vita per anni. Droga tutti i week end, poi un giorno si un giorno no. Poi tutti i giorni, sempre. Prima di andare a scuola. Prima di rientrare a casa. Prima di ogni allenamento. Perché il calcio Massimo non lo ha mollato mai. Era il suo scudo, il suo alibi e poi, la squadra non si tradisce. Se lo avesse fatto sentiva che ogni filo si sarebbe reciso, facendolo piombare nel nulla. Per sempre.
Impegnato a sostenere le sue bugie, Massimo non si è accorto che il suo sogno sta precipitando al suolo, frantumandosi in mille pezzi. La società per cui gioca non capisce dove sia finito il suo talento, ma una società è una società e Massimo viene retrocesso in Categoria Eccellenza. Gli amici, quelli veri, gridano e piangono, non capiscono perché non li vuole più, ma sono giovani e anche se delusi, proseguono verso il loro di sogno. La sua famiglia non capisce dove stiano finendo tutti i risparmi di una vita. Ma una famiglia è sempre una famiglia e quando apre gli occhi soffre per quel figlio perduto, ma lotta per quel bambino che gridava a tutti “Io da grande voglio fare i Mondiali”.
Entrare in comunità a 20 anni non è facile. Ma non è neanche impossibile. La rappresentativa di Sanpa è un gran bel gruppo.. La squadra non è male. Ventidue giovani ragazzi, che ogni giorno fanno il loro personale percorso per capire che cos’è che non ha funzionato nella loro vita, scendono in campo, uniti e ce la mettono tutta. Non solo perché hanno ritrovato un talento per troppo tempo sopito, soffocato. Ma perché oggi stanno scegliendo un altro campo su cui giocare. E Massimo, è uno di loro.
E’ vero, non farà il calciatore, tantomeno giocherà mai in nazionale. Ma seduto accanto ai suoi compagni condivide un nuovo sogno da costruire.