Volersi bene

In un giorno come un altro, dopo anni che non la vedevo, rincontro la mia migliore amica. La guardo negli occhi, ma per pochi secondi. Lei mi guardava, mi scrutava. Vedeva come ero dimagrita, vedeva le mie pupille ristrette, vedeva la condizione in cui mi ero ridotta. Si spaventa, non ero più la stessa ragazzina che aveva conosciuto. La saluto, le chiedo come sta, ma la tratto come una semplice passante sulla mia strada e non più come la mia migliore amica. Lia chiama mio fratello. Lui comincia a cercarmi dappertutto e mi trova un pomeriggio nel buio di una taverna. A farmi compagnia una bottiglia e un bicchiere quasi vuoto. Ero ubriaca e strafatta.
I nostri sguardi si incrociano e comincia ad urlarmi dietro. Mi chiede se mi ero accorta delle condizioni in cui ero, se mi ero accorta del punto a cui fossi arrivata, avevo solo 17 anni e pesavo 40 chili. Io lo guardavo, ma non lo volevo ascoltare, gli dico di andarsene, non avevo bisogno di lui, non avevo bisogno di nessuno.
Mio fratello però non mi molla, continua a seguirmi, continua a parlarmi, continua a dirmi che io posso cambiare, che io posso essere una persona diversa, che io posso essere migliore, che devo volermi bene. Dopo tante lotte decido di ascoltarlo, di farmi aiutare.
Entro così in comunità. Dopo anni di fatiche per conoscere chi sono in realtà, scavando nei momenti più bui della mia vita, cercando delle risposte al mio dolore, al mio star male ho imparato il valore delle parole “volersi bene”. Mi sono accorta che la risposta a tutto è sempre stata dentro di me, la risposta era volermi bene.

Ascolto spesso una canzone, è una di quelle che mi fa pensare: Heaven out of hell, il paradiso al posto dell’ inferno, quanto ci ho messo per capirlo!
(Emilia)