WeFree alle medie di Villa Verucchio

“A volte anche una sola parola, un gesto possono bastare a far cambiare direzione ad una vita. Oggi si sentono tante parole vuote e non riusciamo ad ascoltare quei silenzi carichi di significato delle persone a noi vicine che non trovano voce”.

Con queste parole Rita Masini, insegnante di italiano, ha introdotto l’incontro che si è svolto tra i ragazzi WeFree per i 180 studenti della scuola media Pazzini di Villa Verucchio.

“Un incontro delicato, che ha rappresentato per noi una bella sfida”, spiegano Achim Franchetti e Giacomo Ruffa. “Abbiamo proposto entrambe le nostre storie, alternandoci nel racconto per far capire che ci sono stati d’animo che accomunano tanti ragazzi, aldilà della provenienza, della situazione famigliare, del contesto in cui si cresce”. Storie, ‘flash’ di vita in cui anche i più giovani possono identificarsi. “Questo accade perché i racconti svelano disagi, difficoltà nelle relazioni e nell’accettazione di sé, voglia di crescere e paura che ciò accada”, precisa Silvia Mengoli. “E ciò che alla fine emerge è che la droga non è il problema, ma la risposta sbagliata a un problema”.

“Abbiamo parlato soprattutto della difficoltà a trovare in noi stessi gli strumenti giusti per affrontare i problemi”, spiegano ancora Achim e Giacomo. “ E la droga, qualsiasi droga, ci è sembrata la strada più facile”.

Silenzio, attenzione per più di due ore. Gli studenti travolti nei racconti. Molte le domande sulla droga, ma soprattutto sugli amici, sul rapporto con i genitori, sulla fatica di crescere e di trovare la propria strada senza il timore di essere giudicati, criticati, non accettati. Senza la paura di sentirsi soli.

“La vostra testimonianza è preziosa e i ragazzi ma anche per noi adulti”, ci dice Donatella, una delle insegnanti presenti con la sua classe. “I vostri racconti mi hanno dato oggi un ulteriore carico di responsabilità che, vi assicuro, aumenta ogni giorno nella scuola. Svolgo la mia professione con grande entusiasmo che nasce dall’obiettivo fondamentale che mi sono posta dal primo momento, cioè creare una solida base relazionale su cui poggiare le conoscenze e senza la quale i saperi potrebbero disperdersi e talvolta lasciare spazio ad “altro”. Credo sia molto importante creare in classe rapporti di fiducia reciproca attraverso il potente strumento del dialogo”, continua l’insegnante, “affinché i ragazzi si sentano liberi di esprimersi e siano capaci di comunicare sentimenti (positivi e non solo). Possiamo affermare che la classica frase “si incomincia per caso” non sia vera, perché non è mai un caso. Dietro determinate azioni si nasconde sempre “la fragilità della condizione umana”.
Potrei argomentare a lungo questa affermazione, ma non lo ritengo necessario in questo momento. Adesso, cari Giacomo e Achim”, conclude l’insegnante, “voglio solo dirvi GRAZIE per aver condiviso con noi le vostre vite intrecciandole con le nostre, perché anche se ognuno di noi ha esperienze diverse, lo sguardo è rivolto nella stessa direzione, quella in cui tutti possiamo dire: WE FREE”.