Lo zafferano antidroga

In Afghanistan si stanno sviluppando produzioni agricole alternative al papavero da oppio. E i contadini, aiutati dall’Unodc, si dedicano a rose, menta e zafferano

Mohammad ha 32 anni e cinque bambini. Di professione, fino a qualche anno fa, faceva il coltivatore di papavero. Nel suo ettaro di terra vicino Jalalabad, provincia orientale dell’Afghanistan. Coi talebani, dice, c’erano più coltivazioni. Poi è arrivata la guerra. Lui, di oppio ne produceva poco, e lo vendeva soprattutto a stranieri. Ma non era un lavoro stabile. Eppoi si correvano sempre pericoli in un paese in cui l’unico vero business è la droga.
Il 96% dell’eroina arriva da lì. L’Afghanistan è produttore, ma anche consumatore. Il 69 per cento della popolazione rurale assume abitualmente oppio, il 53% eroina, addirittura l’82% hashish.

Guerra, stragi, terrorismo sono all’ordine del giorno. E poche zone risultano sicure.
A Mohammad, la Mint Producers Association propone di coltivare menta. In altre zone del paese, vicino Herat, si sono sviluppate anche fabbriche di zafferano. Sono coltivazioni ad alto valore aggiunto, che permettono di guadagnare bene, perché l’oppio in Afghanistan vale di meno. Per ora le associazioni che riuniscono coltivatori “alternativi” sono dieci, e un centinaio i proprietari di terra aderenti. Ma diventeranno migliaia, spiega il dottor Javed Rizvi, manager del Centro internazionale per la ricerca agricola afgana. “Abbiamo bisogno della vostra collaborazione”, spiega Chaffar Hamidzai, presidente dell’Afghan Saffron Company, che produce e commercializza zafferano anche negli Usa. “Se volete aiutarci a sconfiggere la droga, dovete investire nelle nostre produzioni di nicchia: zafferanno, ma anche menta e rose, per fare i profumi”. Rose contro la droga.