Medicina e salute

Le risposte alle domande più frequenti sulla salute di un tossicodipendente

È vero che drogandosi ci si ammala di AIDS?

E’ vero in parte: usando siringhe di altri si possono contrarre molte malattie, tra cui l’infezione da HIV (che può evolvere verso l’AIDS) e le epatiti B e C (che possono evolvere verso la cirrosi ed il tumore del fegato).

Quindi il problema si risolve non usando siringhe di altri?

No, anche usando più volte una siringa c’è un elevato rischio di infezioni gravi, in particolare le endocarditi da batteri o funghi. Inoltre nei tossicodipendenti è crescente la diffusione dell’infezione da HIV tramite i rapporti sessuali non protetti.

È pericolosa l’epatite C?

L’epatite C diventa cronica nell’80% dei casi; il rischio di cirrosi sembra essere del 20% a distanza di oltre 20 anni dal contagio, ed è tanto più elevato quanto maggiore è il consumo di alcol.

Come si contrae il virus dell’epatite C?

Sempre con le siringhe, ed è molto probabile che sia una di quelle infezioni che si possono contrarre anche senza usare siringhe di altri. Quello che è certo è che si tratta di un’infezione molto diffusa (oltre l’80% dei tossicodipendenti) e precoce (contratta nei primi anni di tossicodipendenza).

Ci sono cure per l’infezione da HIV?

Oggi ci sono terapie molto efficaci, anche se consentono solo di arrestare l’evoluzione dell’infezione, di recuperare le difese immunitarie, ma non sono così efficaci da eliminare il virus. Il problema di queste terapie è che hanno anche effetti collaterali, che vanno prese per anni, probabilmente a tempo indeterminato, che in genere sono composte da più farmaci, e che nel corso del tempo le persone tendono a prenderle in modo irregolare, vanificandone l’efficacia.
Il problema dell’aderenza scarsa è particolarmente frequente nelle persone che conducono una vita irregolare, ed in particolare nelle persone tossicodipendenti e/o alcoliste.

Nella Comunità, la convivenza con persone affette da infezioni da HIV espone al rischio di contagio?

No, in oltre 20 anni di osservazione non è mai successo che una persona abbia contratto questa infezione durante il percorso terapeutico in Comunità. Questo si spiega in quanto questa infezione si trasmette solo ed esclusivamente tramite l’uso di aghi e siringhe, oppure tramite rapporti sessuali non protetti, mentre la convivenza, la condivisione di ambienti (sala da pranzo, camere da letto, bagni e servizi igienici, piscine e palestre) non costituisce un rischio di contagio, come pure le comuni manifestazioni affettive.
Per quanto riguarda i rischi connessi all’uso di siringhe questo non è un problema perché nella Comunità non circolano droghe; per quanto riguarda il rischio sessuale, le coppie stabili possono usufruire della farmacia interna se necessitano di profilattici.

E per quanto riguarda l’epatite C?

Anche per questa infezione non abbiamo osservato casi di contagio; inoltre, a differenza che per l’HIV, il rischio di trasmissione sessuale è di gran lunga inferiore.

È possibile curare l’infezione da HIV in Comunità?

Nella Comunità di San Patrignano è presente un Centro Medico specializzato nella cura dell’infezione da HIV, dell’AIDS e delle altre complicanze mediche della tossicodipendenza. I farmaci utilizzati sono gli stessi che vengono prescritti nei reparti di Malattie Infettive. Studi scientifici hanno dimostrato che, nella Comunità, l’efficacia delle terapie è maggiore che in altri contesti, in quanto la vita regolata e l’aiuto degli altri permette una maggiore aderenza alle terapie farmacologiche.