Come cristallo

Un brusio infernale in questi giorni. Un brusio che copre e confonde il dolore di chi, impotente, ha visto spegnersi chi amava. Un brusio in cerca di un perché troppo difficile da comprendere. Un brusio che confonde le acque e disperde le energie tra ricerche di responsabilità, colpe, motivi e molto, troppo altro.

La realtà è, che la verità sta nel mezzo, a metà strada, sulla linea di confine. Quella linea sottile tra il bene e il male, tra il giusto e lo sbagliato, tra il nero e il bianco, tra si o no, tra chi sono e chi voglio essere. Ecco, forse è proprio quest’ultima la domanda su cui bisognerebbe posare l’attenzione. Perché è il grande interrogativo che ogni ragazzo, inconsapevolmente, si trova davanti mentre cresce. E spesso, non trova la risposta.
I grandi lo sanno, ci sono passati, potrebbero aiutarli, indirizzarli, consigliarli, guidarli. E molti lo fanno, certo. Ma un’adolescente si sente invincibile. Tra insicurezze e fragilità si fa strada a gomitate forte del fatto che a lui no, a lui mai nulla di male succederà. L’importante è rendersi visibile a questo mondo. Ed è proprio quello il momento in cui si comincia a scegliere. Con leggerezza, con spensieratezza, con incoscienza. Perché è strano, per molti forse incomprensibile, ma quando si ha tutta la vita davanti non si pensa il futuro. Il presente è ciò che conta e si è disposti a tutto per viverlo.

Arriverà più avanti il giorno in cui ci si renderà conto che si è preziosi e fragili. Come il cristallo. E allora la vita diventerà un gioiello delicato nelle loro giovani mani, da maneggiare con cura e da indossare con orgoglio. Ma aspettando quel giorno, i grandi, non possono e non devono stare fermi a guardare. Perché è in quel tempo che accadono le cose che ci colpiscono mentre sfogliamo i giornali. E proprio in quel tempo di ricerca di se stessi che i ragazzi fanno passi falsi, si affacciano al burrone, si lanciano.

Aspettando il giorno in cui diventeranno grandi, apriamo le reti pronti a proteggerli nel loro voler spiccare il volo. E bisogna farlo ovunque, dalle cucine delle nostre case alle loro stanze, dai corridoi delle loro scuole fino ai banchi scarabocchiati, quando gli mettiamo un timbro fluorescente sul braccio in una serata d’estate, quando li fermiamo senza casco, quando si innamorano, quando piangono, quando sbattono le porte in faccia, quando sono maleducati, quando partono per un viaggio e quando tornano, quando sono chini sui loro cellulari, quando ci gridano in faccia, quando ci abbracciano, quando prendono un 4, sul muretto in spiaggia, quando stanno al baretto o vanno allo stadio e quando, quando, quando.

Pregiudizi e ideologie sono due muri da far crollare. Sinergia e unione invece, da costruire forti e solidi. Gettiamo le armi, perché con un’arma in mano anche nelle mani dei grandi il cristallo rischia di frantumarsi.