Comunità, gente scomoda

La volontà di dare una possibilità di riscatto a chi si perde. La necessità di testimoniare la difficoltà di uscire dal mondo della droga. Questa la missione che spinge San Patrignano ad andare avanti. Rimettendosi in gioco ogni giorno

«So che la famiglia di Stefano Cucchi – dice Andrea Muccioli – si era messa in contatto con una delle nostre associazioni antidroga, nate in tutta Italia per non lasciare i ragazzi in strada o in carcere ma aiutarli a smettere con la droga e consigliare le famiglie come star loro vicino. Era solo il primo passo del percorso di recupero. Nel caso di Stefano questa speranza è stata spezzata sul nascere». Stefano Cucchi non è mai arrivato tra i 1600 giovani (età media 24 anni) che combattono la loro battaglia per riprendersi la vita nella comunità di San Patrignano; non è a mangiare nella gigantesca mensa tra spacciatori strappati alla galera, e neppure al lavoro nei laboratori di SanPa con i suoi coetanei dai corpi ipertatuati – tossici senza buchi in vena – di una generazione travolta dallo tsunami cocaina. Stefano con le sue bugie e promesse ai genitori; il primo tentativo in una comunità, la ricaduta e tanta coca e hashish celati in un armadio: una storia simile a quelle di molti ragazzi di SanPa ma dal finale tragicamente diverso.
Carcere inutile per chi si droga
«Spero che l’inchiesta scopra cosa sia successo», commenta Muccioli. «Non penso che i tossici debbano avere corsie preferenziali. Ma di una cosa sono sicuro: per chi si droga il carcere non serve a nulla, anzi peggiora la situazione». Sbarre e metadone: la soluzione oggi più praticata. Nelle nostre superaffollate carceri i tossicodipendenti sono più di 15 mila, gestiti dai medici dei Sert a forza di metadone e psicofarmaci mentre le misure alternative – arresti domiciliari o sospensioni di pena in comunità – sono dimezzate (da 12 mila nel 2002 a 4600 nel 2009). Passaggio di competenze dal ministero della Giustizia a quello della Sanità; tagli ai fondi per le comunità. Muccioli, 44 anni, bislaureato in legge e sociologia, spiega: «San Patrignano, grazie alla solidarietà di tanti privati e imprese e alle nostre attività produttive, non chiede un soldo alle famiglie o allo Stato. Purtroppo però siamo un’eccezione. Per difficoltà economiche, negli ultimi 10 anni, 300 comunità hanno chiuso. Oltre tutto rischiamo di perdere un vero patrimonio di volontari, un’esperienza unica al mondo. Il fatto è che noi delle comunità siamo gente scomoda. Togliamo “clienti” non solo alla criminalità organizzata ma anche a un sistema – dal personale dei Sert alle industrie farmaceutiche – che si alimenta della cronicizzazione dei tossici. Loro sono gli anelli deboli e sono dei “clienti” facili e a vita, soprattutto se li agganci a 15-18 anni».
La forza dell’esempio
Al disagio giovanile opporre la forza dell’esempio. Nell’ultimo anno 600 mila ragazzi sono stati informati sui danni della droga con spettacoli nelle scuole, visite in comunità e nei centri «2you» per la prevenzione sul territorio. «La cosa di cui vado più fiero? Aver aperto San Patrignano al mondo», dice Andrea che dal 1995, nei giorni degli attacchi alla comunità e della morte del padre Vincenzo, ha raccolto il testimone. «Da quando ho fatto questa scelta di vita il mio cognome non è più Muccioli ma San Patrignano. Ma una comunità non s’eredita, siamo una famiglia allargata con una struttura orizzontale d’educatori. Ogni giorno bisogna mettersi in gioco, altrimenti rischiamo di fare i santoni».
Dal 1978 a San Patrignano sono stati accolti 20 mila giovani; il 70%, secondo i dati della comunità, si è liberato dalla scimmia. I piccolini di SanPa entrano alla «Chiocciola», l’asilo immerso nel verde. Come il centro per minori in affido o la nuova ala del centro medico (assistenza per residenti ed ex tossici: 450 sieropositivi, mille con epatite cronica), è stato costruito grazie all’asta benefica che si tiene ogni anno; unica in Italia per generosità. Stasera a Milano decima edizione dell’asta: San Patrignano, il paese della speranza, vola più in alto della crisi.

Di CHIARA BERIA DI ARGENTINE da La Stampa del 21-10-09