Good Goods: le social farm come modello di inclusione sociale

Milano, 1 luglio 2015 – Le social farm come modello di inclusione e sviluppo, per diffondere il valore dell’agricoltura sociale nella soluzione dei problemi di emarginazione sociale ed economica nel mondo. Problemi che riguardano in particolare le fasce più deboli della società, a maggior rischio di povertà ed esclusione: donne e popolazione giovanile. E’ il tema affrontato questa mattina nell’ambito di “Good Goods”, il primo dei due appuntamenti promossi da San Patrignano e Valore D in occasione delle Women’s Weeks di Expo. Un confronto a più voci sui temi della responsabilità condivisa e della sostenibilità economica, sociale e ambientale, che ha visto fra i relatori Letizia Moratti, co-fondatrice della Fondazione San Patrignano, Monica Barzanti, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità, Monica Luppi, già collaboratrice di San Patrignano e oggi responsabile delle pubbliche relazioni della onlus australiana Hope Community Services. E’ intervenuto in conclusione Maurizio Martina, ministro per le Politiche agricole.

“L’Italia è all’avanguardia per esempi concreti, di cui San Patrignano è il primo”, ha evidenziato in apertura Anna Zattoni, general manager di Valore D introducendo il tema delle social farm.

Monica Barzanti ha rimarcato l’importanza del rapporto con la natura nel percorso di recupero dei giovani ospiti di San Patrignano. “Al contrario dei tempi frenetici della tossicodipendenza, della logica del ‘tutto e subito’, la natura ha i suoi tempi. Lavorando a contatto con la natura si impara ad aspettare, a coltivare e a raccogliere i suoi frutti. Un valore educativo forte, che si traduce nelle social farm come fattorie terapeutiche”.

“Nel nostro Paese stiamo arrivando a normare quell’attività spontanea di agricoltura sociale già presente sul territorio in maniera significativa – ha affermato Letizia Moratti -. Abbiamo centinaia di fattorie sociali, grandi e piccole, che svolgono un ruolo educativo e corrispondono ai nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile grazie all’inclusione di persone svantaggiate e in difficoltà che in condizioni differenti non avrebbero queste opportunità. Di fronte alla forbice che si allarga tra welfare e domanda di servizi (il gap è di 70 miliardi di euro in Italia), le fattorie sociali sono uno straordinario esempio di modello di welfare innovativo”.

“Per la prima volta il tema viene assunto anche dal punto di vista legislativo e giuridico – ha concluso il ministro Martina -. L’agricoltura sociale è uno degli aspetti peculiari del sistema italiano, che intreccia dimensione economica e fattore sociale. L’impresa anche nell’innovazione sociale costruisce un punto di sostenibilità e offre nuovi percorsi straordinari. E’ uno dei punti più interessanti dell’esperienza italiana, una prospettiva avanzata in cui l’impresa agricola evolve in un intreccio di percorsi e strumenti”.