Le canne fanno male: cervello e volontà più deboli

Presentato da Maurizio Gomma e Francesco Bricolo dell’Unità di Neuroscienze del Dipartimento per le Dipendenze dell’Ulss 20 di Verona, lo studio ha utilizzato avanzate tecniche di risonanza magnetica per «fotografare» il cervello sia quando si attiva il desiderio di droga o alcol (craving), sia quando si riesce a reprimerlo (resisting).

Alla luce delle fotografie realizzate, si sarebbe visto che l’effetto più devastante coinvolgerebbe i ragazzi sotto i 20 anni, nei quali non è ancora terminata la maturazione del cervello, e si verificherebbe causando la diminuzione dello spessore della corteccia cerebrale.

«Nel gruppo di adolescenti che fanno uso cannabis – ha spiegato Bricolo – è stato osservato un minore spessore della corteccia. Proprio attorno ai 14 anni, infatti, si sviluppa una quantità enorme di sinapsi: le droghe producono un bombardamento in questo delicato processo, fino a deviarne il funzionamento». In pratica nei soggetti che fanno uso di cannabis, la corteccia cerebrale sarebbe notevolmente più sottile rispetto a quella di coloro che non ne fanno uso.

Fare i genitori aiuta
La buona notizia è che fino a 20 anni si può intervenire. Quando il cervello è ancora giovane, e quindi plasmabile, il sistema educativo è in grado di attivare e quindi rafforzare quei determinati meccanismi che stanno alla base della nostra capacità di essere più o meno forti di carattere. “Dare dei limiti ai propri figli, abituarli a dire di no a partire dalle piccole cose – ha spiegato Bricolo – vuol dire allenare i network inibitori, quei meccanismi che una volta grandi potranno aiutarli a resistere alle pressioni negative esterne”.

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