“Mai più invisibili”, le Reti e le Comunità del privato sociale denunciano il completo stato di abbandono da parte del Governo

In questo periodo di pandemia, le principali Reti del privato sociale e delle Comunità che rappresentano una parte importante del sistema dei servizi per le dipendenze Italiano: il Coordinamento Nazionale INTERCEAR, la Federazione Italiana Comunità Terapeutiche – FICT, la Comunità San Patrignano, la Comunità Incontro Onlus, ACUDIPA, il CNCA, Comunità Emmanuel, denunciano unitariamente il totale abbandono e l’indifferenza delle Istituzioni. “Il 26 giugno, giornata mondiale contro le droghe, è un’occasione irrinunciabile – spiega Luciano Squillaci, Presidente FICT – per gridare al Paese intero che esistiamo anche noi e che siamo stanchi di essere dimenticati. Tutte le Comunità terapeutiche aderenti all’iniziativa affiggeranno uno striscione con lo slogan “Mai più invisibili” con la partecipazione degli stessi ragazzi, per coinvolgerli in questa battaglia per un equo trattamento che combattiamo prima di tutto per loro. Il messaggio e le foto degli striscioni, saranno inviati direttamente al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e a tutti i membri del Governo e del Parlamento”.

Biagio Sciortino, Presidente Intercear afferma: “Abbiamo sollecitato più volte le istituzioni a livello nazionale, chiedendo emendamenti ai diversi provvedimenti legislativi, proposto modifiche ed integrazioni. Si è cercato il confronto con il Governo e con i parlamentari per spiegare che le Comunità non possono essere “massificate” insieme a tutti gli altri servizi, perché la conseguenza del fare di tutta l’erba un fascio comporta che i nostri bisogni sono puntualmente disattesi.”

“Purtroppo, nonostante gli sforzi fatti, continua il presidente Intercear, pochissima è stata l’attenzione data al mondo delle Comunità e quasi nulla ci è stato riconosciuto. Siamo stati completamente invisibili agli occhi del Governo, e purtroppo ancora oggi lo siamo. Lo stesso Piano Colao, nel capitolo sui servizi territoriali sociosanitari, nel citare i servizi residenziali per le dipendenze, espressamente richiama in negativo la definizione di “nuova forma di istituzionalizzazione territoriale”. “Non solo invisibili e dimenticati, ma anche non riconosciuti nella nostra funzione sociale e sanitaria.”

“Inoltre – aggiunge Squillaci FICT, il piano Colao afferma che i servizi residenziali drenano più del 50% delle risorse, già scarse, investite nei servizi per le dipendenze patologiche. Ma Colao e il suo staff ignorano o fingono di ignorare che i dati della Relazione al Parlamento sulle droghe dicono esattamente il contrario, ovvero solo il 16% della spesa totale è destinato alle Comunità terapeutiche”. “Ci troviamo a vivere una situazione surreale, dice Squillaci FICT, “zero” sono stati gli interventi specifici fatti da parte del Governo a favore dei nostri servizi nei diversi decreti che si sono succeduti nel periodo del Covid. Tuttavia, grazie soprattutto all’iniziativa e alla professionalità degli operatori delle nostre Comunità, noi ci siamo dimostrati all’altezza, cercando di fronteggiare le difficoltà che tutte le strutture socio assistenziali e sanitarie in Italia hanno vissuto in questo periodo emergenziale, ma lo abbiamo fatto da soli. Le Istituzioni non si rendono conto che le persone con dipendenze, anche comportamentali e psichiatriche non possono stare per la strada o ritornare a casa, anzi questo creerebbe un ulteriore disagio sociale senza contenimento. E sembra che si ignorino anche i dati sulle morti a causa della droga in Italia. I tossicodipendenti, i malati psichiatrici, i minori con dipendenza anche comportamentali, i malati di aids, gli alcolisti sono i nuovi “invisibili“. Questo vuoto, indifferenza e silenzio da parte delle Istituzioni è inaccettabile”.

“Un silenzio – spiega Squillaci FICT – che va avanti da troppi anni, un totale abbandono non solo delle tantissime famiglie e utenti inseriti nei programmi, ma anche degli operatori ed educatori e di un intero settore che opera contro le droghe e che interviene anche preventivamente nei diversi disagi e fragilità fra gli adolescenti, nelle scuole e nei territori. Qualcuno ha detto “nessuno sarà lasciato indietro”. “Purtroppo i servizi per le dipendenze non solo sono stati lasciati indietro, sono stati completamente dimenticati”.

“Abbiamo una normativa (309/90), ricorda il Presidente FICT, che regola i servizi per le dipendenze che risale a oltre 30 anni fa, e pertanto, ormai oltrepassata e inadeguata per rispondere ai “bisogni della persona”. Siamo in attesa da oltre 10 anni della Conferenza Nazionale sulle droghe che per legge dovrebbe essere convocata ogni tre anni, mentre noi accogliamo nelle nostre strutture sempre più adolescenti con problemi di alcol, cannabis, cocaina e crack.”

“Nella fase di ripartenza, che vede emergere sostanziali difficoltà economiche originate dal rallentamento degli ingressi in Comunità dovuto alle misure precauzionali che occorre ancora tenere attive, ci aspettiamo un concreto aiuto dal Governo – interviene Francesco Vismara, responsabile relazioni istituzionali di San Patrignano –  aiuto che non abbiamo ricevuto nei due Decreti Legge emanati.   I danni economici e sociali dell’epidemia si vanno ad aggiungere alla situazione di difficoltà in cui versa un settore da troppo tempo dimenticato.  Ne è la prova che il Governo non ha, ormai da molti anni, affidato una delega politica stabile e continuativa alle dipendenze e non ha mai più finanziato interventi di largo respiro finalizzati ad un contrasto alla diffusione del fenomeno delle dipendenze patologiche, soprattutto tra le fasce giovanili. E’ indispensabile che, riformando la 309/90, il Servizio Sanitario Nazionale si faccia integralmente carico di garantire l’utilizzo delle misure alternative alla detenzione a tutta la popolazione carceraria che ne ha il diritto e che nel contrasto alle dipendenze si pensi non solo al recupero, ma anche al rafforzamento delle azioni di prevenzione in favore dei minori e di tutti quei giovani maggiormente esposti al problema delle dipendenze”.

“Quest’anno – afferma il capostruttura della Comunità Incontro Onlus Giampaolo Nicolasi – la giornata del 26 Giugno assume un significato ancora più profondo, poiché si inserisce tra la fine dell’emergenza sanitaria e l’inizio della Fase 3, che sta registrando una pericolosa evoluzione nelle addiction. Per questo chiediamo alle istituzioni e al governo centrale, di rafforzare il dialogo con gli operatori del settore affinchè vengano fatte scelte concertate e pertinenti con lo scenario attuale. Ancora una volta però siamo costretti ad esprimere sgomento nel riscontrare a livello parlamentare tentativi per legalizzare la cannabis: non solo quella light ma anche quella sintetica, come si evince in alcuni passaggi del D.L. sull’emergenza Covid-19 o in alcune iniziative portate avanti da un gruppo di parlamentari antiproibizionisti”. “Appare surreale – afferma Nicolasi – che in una fase drammatica come quella che stiamo attraversando, la politica e le istituzioni discutano nuovamente di legalizzazione anziché puntare su un approccio valoriale e preventivo da condividere a livello sociale. Tra l’altro in nessuna manovra finanziaria così come in occasione dei recenti Stati Generali di Villa Pamphilj, la politica ha tenuto conto del terzo settore e di chi lotta ogni giorno contro le dipendenze. Strutture come le nostre, che fanno con amore ciò che gli altri fanno per dovere o per mestiere, meritano di essere ascoltate e supportate dallo Stato. Il nostro impegno è per andare incontro alle esigenze degli ultimi ma a quanto pare – conclude Nicolasi – anche noi per lo Stato facciamo parte degli ultimi. Chiediamo di essere ascoltati”.