Messina a San Patrignano: «Educare alla competizione»

«Il basket italiano può rispondere a questa difficile crisi economica solo lavorando sui giovani». Questa la ricetta dettata da Ettore Messina, allenatore di basket per eccellenza fresco di esperienza in Nba e oggi a San Patrignano in occasione dello Sport High School, camp di basket per giovani cestisti organizzato da Carlton Myers e la sua agenzia B- side. «Con questo non voglio dire che i ragazzi li si debbano andare a cercare, ma chedebbano essere educati da un punto di vista mentale alla competizione. Non è che creando posti artificiali in squadra per gli italiani, si aiutano i giocatori italiani. Il giocatore italiano, come tutti quelli del mondo, puòdiventare un giocatore di successo solo se accetta la sfida contro quelli più bravi».

Una sfida come quella che ha accettato lo scorso anno Ettore Messina andando in Nba a ricoprire il ruolo di assistente ai Los Angeles Lakers. Quest’anno la scelta di tornare in Europa al Cska Mosca con cui ha già vinto due Euroleague. Un ritorno che il tecnico non vive di certo come una sconfitta: «In America sono stato bene e se fossi stato più giovane mi sarebbe piaciuto rimanere lì e costruirmi una carriera. Siccome sono nella seconda parte e forse ultima della mia carriera, ho pensato che sarebbe forse statomeglio viverla in Europa, in un posto dove mi conoscono e io conosco loro, dove abbiamo fatto bene insieme. Sarà una sfida difficile e importante che speriamo di vincere».

Quello visto a San Patrignano è apparso un Ettore Messina molto carico per questa sua nuova avventura, convinto delle qualità del basket europeo: «E’ una grande officina di talenti. E’ incredibile quanti giocatori europei abbiano attratto l’attenzione delle squadre americane. E’ una pallacanestro di livello che l’Nba apprezza perché qui si lavora molto sulla tecnica, cosa che da loro si sta un po’ perdendo. L’Eurolega e i campionati nazionali hanno tutti un loro valore anche se qui soffriamo una crisi economica non secondaria di cui dobbiamo renderci conto per venirne fuori nel modo migliore possibile».

Davvero un onore per la comunità ospitare il guru del basket italiano per il secondo anno consecutivo, con lo stesso che ha avuto davvero belle parole per la comunità: «Realizzare un camp per giovani in un posto come questo è uno stimolo in più per i ragazzi stessi per cercare di sviluppare un senso di responsabilità in ogni cosa che si fa. Vivere in mezzo a persone che hanno affrontato con responsabilità un problema molto serio come quello della tossicodipendenza, non può che far pensare ai giovani del camp. Questi ragazzi hanno tutte le possibilità, visto il talento che hanno e le persone che si dedicano loro, di diventare dei bravi giocatori e degli ometti seri».

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