Mitch Winehouse ricorda Amy a San Patrignano

Arrivato direttamente da Londra, ha trascorso un’intera giornata fra i settori di San Patrignano, conoscendo i ragazzi in percorso, pranzando con loro, concedendosi pure qualche tocco al pallone assieme ai giovani del centro minori. «Tutti i ragazzi che ho incontrato mi hanno detto quanto amavano Amy e per me è stato davvero emozionante», ha raccontato lo stesso Mitch Winehouse in un momento dedicato alla stampa. «Sono venuto a sapere di questa realtà attraverso l’associazione inglese di Tomorrows People ed ho scoperto un posto spettacolare, pieno di persone che si occupano degli altri. Il nostro obiettivo era trovare una risposta a lungo termine per chi soffre di tossicodipendenza».

Una visita molto toccante per lui, che gli ha ovviamente fatto pensare tanto a sua figlia: «Se lei avesse conosciuto questo posto, non dico che l’avrei convinta a venire, ma sicuramente lo avrebbe amato. Non era una di quelle popstar che amano isolarsi, ma una ragazza normale, come tutte quelle della sua età. Le sarebbe piaciuta la socievolezza di questo posto. I rehab in Inghilterra hanno orari stabiliti, prima la terapia di gruppo, poi lo psicologo. Qui è tutto molto naturale e organico tanto che nemmeno ci si rende conto che si sta affrontando un percorso».

Una giornata particolare però non solo perché si trattava del compleanno di Amy, ma anche del primo anniversario della fondazione che ha dedicato a lei: «Non c’è giorno in cui non pensi a lei. Ciò però che mi fa andare avanti è la fondazione a cui ho dato vita che ha come obiettivo quello di aiutare i giovani in situazioni di disagio, che siano inglesi, europei o americani. Siamo riusciti a raccogliere 600 mila euro e con questo sosteniamo varie realtà fra cui una mensa per giovani senzatetto. E’ bello sapere che Amy può ancora fare qualcosa di positivo».

Fra gli impegni della Fondazione anche quello della prevenzione: «Purtroppo se ne fa troppo poca nelle scuole e noi siamo i primi a parlare con i giovani. A farlo però persone che hanno avuto problemi di droga, che conoscono bene questo problema. Non andiamo però a dire nelle scuole di non drogarsi. Gli diamo le giuste informazioni sulle sostanze, gli facciamo capire che a volte si può morire facendone uso solo una volta. E i ragazzi sono intelligenti. Però oltre che a loro parliamo molto anche con i genitori, che conoscono troppo poco questo argomento e con gli insegnanti di modo che siano capaci di educare a 360 gradi».

Una visita che potrebbe essere servita anche a gettare le basi per una possibile futura collaborazione: «Credo sia essenziale trovarla. Nel Regno Unito abbiamo tanto da imparare. Abbiamo programmi di recupero che vanno dai 3 ai 6 mesi per i casi più gravi. Il problema è che quando li terminano non hanno null’altro da fare se non stare a casa e così tornano a fare danni e fare uso di droga. Invece è importante che queste persone diventino persone produttive, smettendo di essere un danno economico per il Paese. Per questo siamo pronti a imparare da realtà come San Patrignano».

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