La musica

Un attimo di apnea e….Play

Un ragazzino che amava la musica. Il suo fratellone compra uno stereo, un grande stereo, forse era così grande per la legge delle proporzioni, forse era lui ad essere troppo piccolo…i ricordi sono sfocati, ma le sensazioni no, quel senso di ammirazione, contemplazione. Da quel momento, tutte le sere, al buio, bastava cliccare sul pulsante di accensione per entrare in quel nuovo mondo. E come i fari di una automobile che irrompono nel buio di una galleria, la stanza veniva illuminata da una miriade di luci: rosso, giallo, verde, l’arcobaleno nei suoi occhi, le pupille dilatate, un flebile sorriso sul viso, il cuore va più forte, è in attesa, aspetta il momento. Si guarda attorno, le cerca, come se fosse Natale e a mezzanotte si alza dal letto per correre sotto l’albero a cercare il suo regalo. Eccole lì, sono loro, la porta d’ingresso, basta farsi avvolgere, indossarle, inserire il jack. Quello è il momento più bello. Non senti niente. Sei isolato dal mondo esterno. Le cuffie ti coprono interamente le orecchie, è il silenzio. La quiete prima della tempesta, sei nell’occhio del ciclone, un attimo di apnea e…Play, sei catapultato nella tempesta. Il cuore partiva a mille, era estasiato, completamente rapito da quell’insieme di suoni, di voci, di melodie. Provava un senso di orgoglio, quasi si sentiva prescelto, solo lui aveva la fortuna di trovarsi lì in quel momento, solo lui poteva provare quelle emozioni, non c’era nessun altro. Poi però gli dispiaceva, non poteva condividere quella gioia, quella forza. Aveva scoperto un mondo che ti faceva mancare il respiro ma si sentiva bloccato, imprigionato, voleva far provare agli altri le stesse cose, voleva essere felice con gli altri, voleva vedere sorridere, voleva far sorridere. Così ha deciso che avrebbe vissuto quei momenti tutti i giorni, con chiunque avesse conosciuto, incontrato.

Il ragazzino è cresciuto ed ogni qual volta indossa le cuffie, posa i vinili sui giradischi, alza il volume e mixa, vede la folla ballare, emozionarsi. Si divertono, si entusiasmano, grazie a lui. C’è riuscito. Non è più solo. Ed in quei momenti ricorda quelle notti di tanti anni prima quando con le sue dita cliccava play e… sognava.