Pietro

Il lastricato di casa Silenziosi era color grigio cenere, sfumando, ma solo nella parte più esterna, in un color sasso.
L’odore del piccolo cortiletto, gli aromi che danzavano su quei pochi metri che distavano dalla porta di ingresso erano sconosciuti pure a lui.
Nonostante vivesse in quella piccola villetta a schiera da almeno trentacinque anni.
Pietro amava definirsi un uomo di mondo, pensava che fosse possibile, tramite i ricordi dei suoi viaggi, sfuggire alla realtà ottusa che ci circonda ogni giorno.
Usava questa tecnica infallibile da sempre, in ogni momento in cui c’era qualcosa che doleva dentro di sè Pietro fuggiva in quei posti meravigliosi, nel lato bello delle cose.
Amava, quando era annoiato, distrarsi sfregando le mani dentro le tasche, concentrandosi su quello scroscio di pelle, fino ad arrivare a essere convinto di poter accendere una luce con le proprie dita, come nei film, come poteri magici che lampavano dentro il suo taschino.

Era così che sfuggiva alle conversazioni più noiose, immaginando.
Anche quel giorno lo aveva fatto…….immaginato….. Forse però era andato troppo più in là delle cose stesse, aveva, come per magia, superato quel cortiletto almeno, venti-trenta forse anche quaranta se non cento o mille volte in più di quello che realmente aveva fatto.
Pietro riproduceva quella giornata all’infinito, senza mai trovare una via di uscita.
Camminava desto come se qualcuno stesse guardando, le 6:30 di pomeriggio, le macchine sfrecciano ansiose verso casa. La fine di un’altra giornata di lavoro.
Pietro non era diverso da nessuno di quei conduttori affannati, uguale a tutti loro.
Inverno, un freddo inverno, preannunciato come tutti gli altri d’altronde.
“Uno dei più freddi di sempre”….Ma diamine, questo lo era veramente!

Novembre le idee si fanno più grigie, troppo presto per pensare al Natale, malinconici per l’estate passata, ci si perde dentro questo mese insolito. Festeggi i morti e i santi ma sai che quelli sono lontani da te, non ti possono aiutare in nessuna maniera, la loro vita l’hanno fatta; chi è stato martorizzato, chi lapidato, chi è stato fatto re, chi ha cambiato il mondo, ma tu non sei fra di loro.
Sei in novembre.
Pietro, come sempre, non faceva la differenza.
Tirò su la manica del giaccone di pelle, quanto basta per leggere nell’orologio regalatogli dalla moglie Loredana per le nozze d’argento.
Proprio lì, mentre cercava di dipanare le lancette dei minuti da quelle delle ore, mentre si innervosiva perché l’alito faceva appannare il quadrante troppo vicino alla bocca.
Ricominciò tutto.
Soliti suoni.
Erano quelli il motivo del suo camminare desto, come un cerbiatto in cerca di una fuga, i suoni.
Delle volte ti entrano in testa, e tu ti convinci che possano sparire perché sono solo quello: suoni.
La parola stessa è abbastanza breve da potersela dimenticare, confondere con tante altre.
E invece erano proprio questi che rendevano Pietro così lacero, ricolmo di un sentimento
Insipido.
Il quadrante era ormai storia quando Pietro entrò in casa, la luce del salotto era accesa, la chiave appena usata l’aveva lanciata sul sofà di fronte alla televisione.
La casa dei Silenziosi, muri bianchi e splendenti, Loredana li faceva ripitturare, quelli del pian terreno, almeno una volta l’anno.
Il resto era buio come la strada di un attimo fa.
Solo una luce fioca cascava, come a inciampare giù per le scale, le ombre si districavano in mezzo a quel bagliore opaco.
Pietro si stava togliendo il giaccone continuando a fissarle mentre si dimenavano una sull’altra, gridando tra di loro.
Si diresse verso la cucina, continuando però a cedere una pupilla a quel piccolo teatrino che si era inscenato in fondo a quelle scale color terracotta.
Prese una birra, il tappo che s’infrangeva sul terreno faceva da colonna sonora alla rappresentazione. Prese un foglio e scrisse ma………..
Più le ombre si muovevano più il suo sguardo le seguiva in ogni mossa, assaggiò rapido, un piccolo sorso e si diresse verso la scalinata.
Sapeva bene a cosa stava andando incontro sapeva bene di aver preso una decisione che forse per tanti poteva sembrare errata.
Spesso, quando si ripresentavano, pensava di aver sbagliato tutto.
Estrapolava dalla sua memoria tutte le fatiche fatte, tutti gli sforzi compiuti, arrivando fino a quel punto, in cui li stringeva forti nel pugno! li scagliava via additandosi ogni colpa! risolvendo la causa di tutto quel male nel proprio fallimento.
Pietro lo faceva sempre, si riempiva così in quei momenti di sconforto, in tanti gli avevano detto che stava sbagliando, quello che aveva fatto era il massimo che si poteva chiedere.
DAMMELI!
Le gradinate non erano mai state così ardue, i pochi centimetri di distanza tra uno scalino e l’altro sembravano essere raddoppiati.
Pesanti.
Pietro gingillava con le mani la sua unica risposta, la teneva nella tasca destra del pantalone.
DAMMELI O TI AMMAZZO!
I suoni, ancora loro, sempre più reali si trasformavano, le ombre sempre più colorate mutavano.
C’erano colori ora, odori, pezzi in giro di cose rotte, piatti, quadri, brocche, mobili, speranze, gioie, tutto andava in frantumi, Pietro era già parte di quei cocci dispersi per il corridoio di fronte alla camera da letto di Noha.
Era un bel nome quello che avevano scelto per loro figlio, glielo dicevano sempre.

Sapete, Pietro e Loredana non persero tanto tempo a deciderlo, fu uno zampillo a far sì che quella chioma bionda si chiamasse proprio Noha, Noà, Noè, No! Non c’entra niente con la chiesa, Pietro e Loredana non avevano niente a che fare con le croci e i preti.
Era solo un nome per loro, scelto perché suonava bene, scelto perché era diverso da tanti altri ma confondibile al punto giusto in mezzo agli stessi.
Era lì il loro zampillo, una delle ombre era la sua.
Eccola lì che sfugge, eccola lì che pensa, Pietro scappava.
Fingeva che le ombre facessero una cosa ma in realtà fosse un’altra, un po’ come Peter Pan avete presente?
Non riuscì per tanto, un coccio di piatto, quelli che si appendono sopra le credenze, gli si infranse sullo stinco ridestandolo dalla sua realtà tanto dolce quanto improbabile.
DAMMI I SOLDI!
Pietro stringeva ancora nella tasca la sua risposta alle cose.
Si incamminò lungo il corridoio, quello che percorreva da trentacinque anni,
LASCIAMI TI PREGO!
Delle volte Pietro preferiva avere delle cose piuttosto che altro, infondo pensava lui, le cose non possono cambiare, le cose restano sempre tali mentre le persone no, quelle cambiano.
Delle volte in meglio delle volte in peggio, ma cambiano e non sai mai quello che ti sta per arrivare.
Finchè non passano gli anni e ti rendi conto che è troppo, hai perso il filo, qualcuno ha mangiato le briciole che hai lasciato lungo la strada, apposta per tornare indietro.
Noha era cambiato, ora Noha aveva trentadue anni, ora Noha era un’ombra che si dimenava per le scale.
Loredana era a terra quando Pietro entrò in camera.
Mia moglie ama fare le pulizie in qualsiasi momento, che cosa sta cercando sotto il letto? Forse le vecchie foto di famiglia, sapete di tanto in tanto le tira fuori per riguardarsele, anche quelle del matrimonio!
Noha era sopra di lei e continuava a gridare
DAMMELI !
NO BASTA!
A guarda! è Noha che sta giocando con Loredana! è sempre il solito, si butta sopra di lei e gli dà fastidio, non è cambiato di una virgola! Vabbè dai finche la Lori si diverte va bene così.

Pietro si avvicinò quel tanto per smettere di fantasticare, per non riuscire a scappare più.
Loredana era gonfia in viso, Noha era sopra di lei, ancora una volta, ancora, ancora, ancora, e ancora, ogni giorno.
Noha era………era…….diverso…….
Gli occhi erano del colore delle scale, i capelli sporchi e lunghi cascavano sulle guance di Loredana mentre lui la picchiava perché non gli dava i soldi, Noha picchiava sua madre perché non voleva dargli i soldi per la droga, la picchiava poi se la prendeva con Pietro, come se si fosse dimenticato di chi fosse.
Allora Noha riusciva, con la forza, a strappare i soldi e se ne andava per giorni interi, tornava e ricominciava tutto. Ma non in quel giorno di novembre.
DAMMELI !DOVE LI TIENI? DIMMI DOVE SONO!

L’aria viziata della stanza trapanava i muri, colmi anche loro di tutte quelle grida.
Noha urlava sempre di più mentre Loredana piangeva di giorni migliori.
Tutto era burrascoso, tutto era confusionario, Pietro lo era altrettanto, stanco.
Non poteva più sopportare tutto quel muoversi nevrotico che accompagnava le loro giornate,
non poteva accettare che sua moglie vivesse in balia di quella situazione, non poteva accettare che suo figlio fosse cambiato in quella maniera.
MI VUOI DARE QUESTI SOLDI O NO!?
NON LI HO!
VEDIAMO SE NON CE LI…..
BAM!
BAM!
BAM!
Tre colpi, non di più.
Pietro stringeva in mano la sua risposta alle cose che restano tali, e alle persone che cambiano.
Fumava grigiore del cortile di casa, stesso colore del sasso, questo era però gassoso e stava ondeggiando di fronte a lui.
Loredana morì subito, all’istante, smise di gridare e si appassì come poche cose fanno, finalmente era serena come Pietro avrebbe sempre voluto che fosse.
Noha cadde in un tonfo di rabbia, guardando per l’ultima volta Pietro e la sua risposta alle cose.
Il sasso non si era ancora dissolto e Pietro non voleva certo che succedesse, preferiva così, preferiva non vedere, ancora una volta preferiva fuggire nelle sue fantasie, ora i rumori non c’erano più. Silenzio. Solo fumo.
Prende forma di mille cose, belle e brutte che siano.
Pietro guarda il quadrante che non è più appannato, chissà che calma che ci deve essere oltre……
Un terzo colpo esplode, sferza l’aria stantia, scuote il fumo ciondolante per la stanza.
Un ultimo rumore in casa Silenziosi…….

Tengo dentro di me i ricordi più belli, so che quelli non cambieranno mai
Pietro

(Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale)
Kidane