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Una ragazza entrata a San Patrignano a soli 14 anni, termina oggi il percorso ancora minorenne

«Non avrei mai creduto che una ragazzina appena entrata in Comunità potesse prendermi ad esempio. Mentre salutavo tutti mi ha detto: “Guardandoti penso che posso farcela anche io!”. Invece sono riuscita anche in questo. Me ne vado portando con me una bella responsabilità». D. M. oggi termina il suo percorso nella comunità San Patrignano, durato “3 anni e 3 mesi”, come racconta lei stessa in maniera precisa. Entrò da minorenne, ad appena 14 anni, ed esce oggi ancora minorenne. Prima circostanza del genere successa a San Patrignano. «Martedì prossimo diventerò maggiorenne. E pensare che due mesi esatti dopo il mio ingresso a San Patrignano, compii solo 15 anni. Allora, nonostante fossi entrata di mia volontà, me ne volevo andare un giorno sì e l’altro pure. Non posso dire che il percorso sia stato facile, ma ho trovato un aiuto continuo. Da Carmen Sisti, la responsabile del centro minori che mi ha seguito, a tutte le ragazze della lavanderia, non mi hanno mai fatto sentire sola». Anni in cui ha cercato di vivere quell’adolescenza persa, come racconta la stessa responsabile Carmen: «E’ una delle più giovani mai entrate in comunità e il fatto che si reinserisca ancora minorenne la dice lunga sull’impegno che ha messo per scoprirsi e conoscersi. L’abbiamo seguita passo dopo passo e vederla ora proseguire da sola la sua strada è una soddisfazione enorme per tutte noi. Una luce di speranza in questi giorni in cui abbiamo assistito attoniti alla morte per overdose di una giovane 17enne a Torino».

D.M. torna quindi a Verona, sua città d’adozione, dove a 8 anni arrivò dall’Ucraina per raggiungere sua madre che si era trasferita tre anni prima in cerca di un lavoro. «Era venuta in Italia poco dopo la scomparsa di mio padre e improvvisamente mi ritrovai a vivere soltanto con mia sorella di otto anni più grande fra case di amici e parenti».
Un’integrazione difficilissima a Verona, dove un giorno dopo il suo arrivo si ritrovò subito in terza elementare. «Non sapevo una parola di italiano e non fu semplice ambientarmi. Finii le elementari per miracolo, ma in prima media decisi già di abbandonare la scuola. A poco servirono i tentativi di questura e servizi sociali di farmi continuare gli studi. Venivano a casa, ma io ero già uscita e non mi trovavano mai. In tutto questo mia madre lavorava sempre e mia sorella era già andata ad abitare da sola».

Facile immaginare che D. iniziò presto a prendere giri poco raccomandabili. «Iniziai con canne e alcol con i miei amici. A 13 anni poi mi misi con un ragazzo di 18 che faceva già uso di coca. Era una continua ricerca di soldi, finché il mio moroso decise di rivolgersi all’associazione di Verona, l’Agaras per chiedere aiuto». D. non ne voleva sapere, ma poi «una sera finii in ospedale. Mi ritrovai paralizzata dal bacino in giù, senza capire che cosa stesse succedendo. Il mio corpo aveva reagito in maniera diversa rispetto ad altre volte dopo l’ennesima serata di sballo e presi davvero paura. Per fortuna uscii dall’ospedale sulle mie gambe, ma mi rivolsi subito a San Patrignano».

Il 23 marzo 2012 l’ingresso in comunità. Ne è passato di tempo e da allora D.M. ha imparato a volersi bene e a prendersi le sue piccole responsabilità di ogni giorno. Ha preso il diploma di terza media e terminato il quarto di scuola da grafico pubblicitario. «A Verona frequenterò l’ultimo anno alla scuola serale per prendere il diploma e intanto spero di trovare lavoro come commessa. Per il resto sogno solo una vita tranquilla. E’ difficile spiegare quanto San Patrignano mi sia servita. Ora riesco ad avere un dialogo con mia madre e affronto ogni situazione più serenamente». Nessuna paura di tornare a Verona? «Un po’ sì, ma son già stata due a casa e mi son trovata bene. Inoltre non mi piace stare senza far niente. Mi aspetta un’estate piena di impegni, con la certezza che i legami e i rapporti costruiti in comunità saranno la mia forza».


19 Giugno 2015
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