Ricerca del DNPA: la cannabis è pericolosa anche se l’uso è occasionale

“Abbiamo ormai centinaia di prove scientifiche che questa sostanza non possa più essere considerata in alcun modo leggera – ha spiegato Giovanardi – questa pubblicazione pone le basi per uscire finalmente da tutte le disinformazioni e manipolazioni che spesso sono state propagandate per giustificarne l’uso”. “E’ stato dimostrato – ha aggiunto – che la cannabis è una delle maggiori sostanze responsabili dell’alterazione delle capacità di apprendimento nei giovani, del calo della motivazione ad affrontare i problemi della vita, del far avvicinare più facilmente a droghe quali eroina e cocaina le persone più vulnerabili, di far scatenare e produrre gravi patologie psichiatriche, quali la schizofrenia, oltre che compromettere il normale sviluppo neurologico nel feto di madri consumatrici di sostanze”.

Innegabile, secondo il capo dipartimento per le Politiche Antidroga Giovanni Serpelloni, il ruolo della cannabis come “apripista”, “spesso in associazione con l’alcol”, per “l’accesso precoce e la progressione verso sostanze quali cocaina ed eroina. A questo proposito il riferimento ad uno studio americano da cui risulta che il 26% delle persone che hanno consumato cannabis come prima droga passa all’uso di Lsd, amfetamina, eroina contro l’1% di chi non ha mai cominciato con gli spinelli.

Il fatto che il THC sia in grado di interferire fortemente con il sistema endocannabinoide modulando e alterando le sue importanti funzioni, sia quelle relative al regolare sviluppo del Sistema Nervoso Centrale sia quelle del sistema immunitario, comprese le azioni antineoplastiche, ci fa capire, se a questo sommiamo anche le alterazioni epigenetiche e la frammentazione del DNA dei neuroni dell’ippocampo riscontrata dopo l’assunzione protratta di THC, che non è più possibile né accettabile un atteggiamento superficiale nei confronti dell’uso di questa sostanza da parte dei giovani né dei non più giovani”.

Tra le ricerche citate, quella condotta su un campione di 7.452 donne in gravidanza, da cui emerge che “anche se assunta per un breve periodo durante la gravidanza, possa influire negativamente sulla crescita e sullo sviluppo del feto”. In particolare, “è stato evidenziato un ridotto volume della sostanza grigia corticale e parenchimale in bambini di età compresa tra i 10 e i 14 anni che erano stati esposti a cannabis durante la gestazione. Inoltre – si legge sul volume “i bambini esposti alla cannabis mostrano anche una maggior possibilità di sviluppare depressione infantile verso i 10 anni di età”.

Tutta la ricerca è disponibile sul sito Dronet.org.
Per scaricarla, clicca qui

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