Toni Batman

“Mi lavo, mi vesto bene, sto in mezzo alla gente. Io non sono un tossico.”

Ma qui siamo già a metà della storia di Toni, a quando ha fatto il primo colloquio per entrare a San Patrignano. Quel giorno, all’Anglad di Milano ci era arrivato in taxi. Aveva deciso che la sua vita non poteva più essere così.

Aveva 38 anni e si drogava da quando ne aveva 15. Erano gli anni ‘90. La prima volta fu con una pasticca di ecstasy, metà, offerta da un suo amico. Quella pasticca lo aveva ‘sciolto’ lo aveva fatto sentire meno timido: “per la prima volta ero come volevo essere, un leone, uno che non aveva paura di niente. Sono sempre stato timido, non mi riusciva di parlare con le ragazze, non sapevo mai cosa dire, diventavo rosso”.
Arrossisce anche adesso, mentre lo racconta e gioca nervosamente col braccialetto di palline che porta al polso. Non alza la testa mentre parla di sé.

Anche se oggi ha 42 anni. In 4 anni e 7 mesi a San Patrignano ha imparato a gestire le emozioni. Ha imparato a capire che quello che prova non è sbagliato, che essere timidi, o silenziosi, non è una cosa di cui ci si deve vergognare, o per la quale si deve essere puniti. È solo che lui è fatto così e ha smesso di pensare che tutti gli altri sono migliori di lui. Quando si drogava invece, pensava di no. Pensò che avrebbe potuto essere meglio di com’era anche quella volta che a 20 anni provò per la prima volta la cocaina.

“Quella mi ha devastato”. Racconta Toni – e chiude per un attimo gli occhi, come se volesse farsi scorrere nella mente quella scena lontana. “Era la classica striscia, anzi, era bella grossa. Quella sera parlai con tutti, ero spigliato, mi sentivo importante. Piano piano diventai ‘uno che conta’, il punto di riferimento. Non volevo più essere come prima, come quando ero bambino e non avevo amici perché non parlavo con nessuno. Tutti mi cercavano, ma per il motivo sbagliato, non perché mi volessero bene. Da me volevano solo ‘la pizza’. La coca, al telefono la chiamavamo così. Io dicevo: stasera la porto io ‘la pizza’.

Avevo una vita buona e una cattiva. Ero diviso in due. Da una parte il mio lavoro da magazziniere, mio padre, mia madre, i miei amici (quelli che mi volevano bene), dall’altra, i clienti, i soldi facili, la cocaina. La mia dipendenza. Ma arrivò un giorno in cui tutto, anche la parte buona era stata risucchiata dal buio. Un buio pesto, denso, più di una notte senza stelle, un’eclissi totale.

Una sera ero in camera mia, e ricordo che mi ripetevo a voce alta: “sto male, sto male, sto male”.

Andai in cucina, c’era mia madre. Le dissi tutto, che mi drogavo e che avevo bisogno d’aiuto. Ho pensato subito a San Patrignano.

Dopo qualche mese da quel colloquio a Milano, entrai e chiesi di poter stare in un settore che mi permettesse di stare all’aria aperta, a contatto con la natura, con gli animali. Mi sarebbe piaciuto occuparmi delle scuderie.

Mi mandarono al forno. Esattamente l’opposto per uno come me.

Ho pianto tanto, ho litigato tanto, poi ho iniziato ad ascoltare. Ho capito perché, lì al forno, ci dovevo stare: perché la vita se ne frega dei tuoi capricci, della tua poca pazienza, anche se tu pensi di essere al centro del mondo. La felicità è una cosa piccola. Faticosa. Te la devi guadagnare, costruire giorno dopo giorno, meritarla.

Dopo due anni e tre mesi di forno sono passato alle scuderie. Mi piace da matti.

Nell’ultimo anno ho fatto uno stage al call center in comunità e lì mi sono messo di nuovo alla prova, dopotutto, sono ancora un ragazzo timido. Ma adesso so che posso fidarmi di me e che non sono sbagliato.

Oggi esco. Dopo 4 anni e sette mesi. I miei compagni delle scuderie mi hanno salutato con una pergamena a forma di batman, il pipistrello. Perché una sera qui a Sanpa mi si è spiaccicato un pipistrello in faccia. I miei amici dicono perché ho il naso grosso e lui non ha potuto evitarmi.

È buffa questa storia del pipistrello: una creatura della notte, che fa anche un po’ paura, che vive al buio. Forse quel pipistrello che mi è caduto in faccia ero io fino a qualche anno fa. Adesso però mi sento più come Batman, il supereroe.